Michele Scotto - R.N. Roma

Premessa

Michele non ha potuto rispondere alla richiesta di parlare del suo primo imbarco e del suo "8, settembre 1943" ma altri hhanno risposto per lui che quel giorno "dies nigro signanda lapillo ", si vide e si sentì aggredito da lingue di fuoco che lasciarono impresse sul suo corpo il loro infernale abbraccio.

Michele fu per 56 anni, quanti ne intercorrono tra la fine della Roma e la sua morte,un simbolo di vita e di vittoria del quale eravamo tutti orgogliosi e fierii: ma alcuni di noi gli furono più vicini neI tempo cruciale della sua esistenza ed a loro ,spetta parlare di lui: Marcello Vacca Torelli, Toni Meneghini, Ruri Catalano Gonzaga e Miro Rossi. 

Michele Scotto, addetto ad una SDT mitragliere raccontò così (Bibliografia n.15 pag,61) l'inizio del suo dramma: " dopo la caduta di questa seconda bomha, notai una forte fuoriuscita di vapore dalla base del fumaiolo prodiero. Quasi contemporaneamente un'enorme fiammata proveniente dal basso investiva le sovrastrutture ed io perdevo i sensi".

Vicino a lui c' era Marcello Vacca Torelli che, dopo la deflagrazione dei depositi e la fuoriuscita di vapore surriscaldato dai locali sotto la plancetta delle SDT mitragliere, si ritrovò sul sottostante castello, sul Iato dritto, a poppavia del complesso 11 da 90. Entrambi erano gravemente ustionati ma non dalle fiamme, bensì lessati dal vapore e per di più coperti da un mucchio di cavi d' ormeggio certamente caduti sul castello dalla sovrastante tuga. Scotto era privo di sensi e il Vacca Torelli fu aiutato da qualcuno a liberare se stesso e Scotto dal groviglio dei cavi. Marcello, trascinandosi dietro Scotto, traversò il quadrato Ufficiali dove regnava il massimo disordine; tutte le sedie ed il grande radiogrammofono erano un mucchio informe addossato alla paratia di dritta. Egli cercò per se e per Scotto dei salvagenti, sia nel quadrato sia nel vicino locale del corpo di guardia, lasciando momentaneamente Scotto steso sul castello, a sinistra vicino alla torre da 152 mm..,.,.

Poi sopraggiunge Toni Meneghini, anch'egli gravemente ferito, che racconta: (Bibliografia n.15 pag,96) "A poppa via della torre N.4 del medio calibro trovai il Guardiamarina Scotto svenuto e gravemente ustionato. Lo portai in coperta dovefattolo rinvenire, gli tolsi le scarpe e alcuni indumenti; gli gonfiai quindi il salvagente. Quando I' acqua ,sorpassò il trincarino, lo feci scendere a mare ed io pure lo seguii, senza peraltro riuscire a raggiungerlo, causa il molto sangue perduto e la mia poca abilità nel nuoto. Lo ritrovai sulla motolancia del Mitragliere, quando il Sig. Costa si gettò a mare per ricuperarmi".

A bordo del caccia Scotto riceve le prime cure da Ruri Catalano Gonzaga: "Mentre ero intento ad accompagnare gli ustionati ed i feriti, ne vidi uno che indpssava un maglione blu da allievo. Aveva il volto e le mani devastate dalle fiamme: era un essere umano del tutto irriconoscibile. Mi chinai su di lui e ponendo la mia bocca vicino al suo orecchio, un orecchio che non c' era quasi più, gli chiesi: "Chi sei ? Dimmi chi sei!". Mi rispose con un filo di voce, che sembrava un lamento: " Ruri, sono il Polpo! (suo soprannome in Accademia - n.d.r.) Sono Scotto, aiutami, aiutami! ".

Non era facile per me affrontare la medicazione di un volto e delle mani così devastate dal fuoco per cui chiesi aiuto al dottor Sala, impegnato con Incisa della Rocchetta ""Dottore cosa posso fare per delle terribili ustioni ? "Sala mi rispose: "Cerca un grasso, un grasso quasiasi e spalmalo leggermente sulla pelle, arrangiati! ". Mi ricordai di aver visto su di una mensola nel camerino di Moris una scatoletta di brillantina " Linetti ", e corsi a prenderla, poi feci come mi aveva detto il dottore. Era solo un palliativo ma pur sempre della roba grassa: forse avrebbe anche alleviato un pò i dolori, forse avrebbe tonificato quella povera pelle bruciata. Alla fine dell' ope­azione mi sembrò che Scotto si sentisse meglio, anche se forse era solo la mia speranza, ma la cosa più importante era una una sola: era vivo! "

Poi venne il ricovero nel piccolo Ospedale dell'isola Plana a Port Mahon, dove Scotto venne curato amorevolmente dalle suore "Hijas de la Caridad", in particolare da Suor Emilia e da Suor Rosa Sanz (che egli tornò a ringraziare trent'anni dopo con grande riconoscenza). Ma I' Ospedale era inadeguato alla gravità delle lesioni e Michele venne trasferito a Barcellona per salvare il salvabile dei suoi occhi.

Così egli ebbe a suo fianco, per una parte della sua lunga e difficile convalescenza, un quarto angelo custode, Vladimiro Rossi, come è descritto dalla sua scheda, alla quale rimandiamo.

Riportiamo alcune parti della commemorazione di Michele .fatta da Marcello Vacca Torelli in occasione di una S.Messa di suffragio celebrata nella Chiesa di S.Lucia in Roma, con la partecipazione degli Squali residenti nella Capitale.

" Vorrei porre in risalto ciò che riguarda la sua personalità e le sue più nobili espressioni: il coraggio, lo stoicismo, la volontà, la determinazione, la costanza, I 'impegno ...............

Io ricordo bene lo spirito con cui, a 23 anni, apprese che aveva perso un occhio. La sua reazione improntata a coraggio, filosofia, rassegnazione e anche ironia verso una sorte tanto avversa, sbalordì quelli che gli erano vicini. E sì che già sapeva che le ustioni riportate avevano ormai compromesso la ,fisionomia e la funzionalità delle mani.

Quando nel '47- '48 noi di S.M. ci ritrovammo a Livorno per il Corso Superiore, Michele era in cura dagli oculisti perchè il suo unico occhio soffriva ancora dei postumi dello shock termico subìto. I medici erano ,stati  chiari: " Il tuo occhio deve essere risparmiato, non sforzarlo, non leggere alla luce artificiale, altrimenti rischi di perdere anche quello ". Gli avevano addirittura limitato le ore di studio. Ebbene Michele lo sforzò tanto che risultò primo del corso agli esami ,finali. così intendeva dimostrare a sè stesso che la sua mutilazione e le sue menomazioni non lo rendevano inferiore agli altri...,..Ecco, questo rivelò chiaramente il suo carattere e fece di lui il personaggio che abbiamo apprezzato estimato ".

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