Pericle Heusch - R. N. Eugenio di Savoia

Il 15 aprile, terminata la licenza di fine corso, imbarcai a Genova sull'Eugenio di Savoia, nave di bandiera dell' Amm. Oliva, Comandante della VII Divisione Incrociatori e venni subito destinato al Servizio Artiglieria. A metà maggio ci trasferimmo alla Spezia, rimanendo alla fonda nel Golfo delle Grazie.

Di lì partimmo, il 4 agosto, assieme al Montecuccoli per la prima delle due missioni destinate a bombardare Palermo, già in mano degli Alleati; entrambe le missioni non furono portate a termine essendo venuto a mancare la sorpresa che era I' elemento determinante.

Il 1° settembre fu preannunciato I' avvicendamento dell' ufficiale tedesco di collegamento con la Luftwaffe; nel pomeriggio del 6 settembre fu confermato lo sbarco senza sostituzione. Molte furono le congetture circa la causa di questa improvvisa urgenza, ma la meno probabile sembrava quella della nostra prossima resa. Pertanto lo sbarco dell'ufficiale avvenne in un clima di cordialità tanto che gli fu regalato un portasigarette d'argento. Ma a bordo si viveva in un clima di grande incertezza.

L' 8 settembre, al mattino, I' ordine di essere pronti a muovere in due ore rasserenò l'ambiente. Correva voce che era prossima una grande battaglia! Spedii una lettera di poche righe alla mia famiglia e quindi mi occupai delle abituali verifiche alle centrali, ai depositi ed agli impianti antiaerei. Ma, al tramonto, l'annuncio per radio dell'armistizio provocò una prima reazione d'incredulità e poi un silenzio reso ancor più triste dalla sparatoria di gioia che era fatta dalle navi in Arsenale. La gente si riuniva in gruppetti, per cercare un muto conforto nella compagnia. Parlai con molti marinai, gli stessi che quindici mesi prima erano rientrati a Napoli da vincitori (Pantelleria 15 giugno 1942). II tono era pensoso, ma pacato: avrebbero obbedito agli ordini.

Poca gente riuscì a dormire quella notte. Passammo gli sbarramenti verso I 'una. II 9 settembre, fino alle ore 15 circa, la navigazione procedette in modo tranquillo: poi cominciarono gli attacchi aerei tedeschi che provocarono - si seppe dopo ­coloriti apprezzamenti del Comandante circa I' opportunità di regalare portasigarette d'argento!

Ero di turno nella Direzione Tiro (DT) di dritta quando sentii all' interfonico I' annuncio che la nave da battaglia Roma- era stata colpita. Poco più tardi vidi la bella nave spezzata in due come un fuscello ed il mio sbalordimento fu tale che, sul momento, fui incapace di pensare alle vittime dell'affondamento.

Dopo la scomparsa dell ' Amm. Bergamini (che alzava I' insegna sullaRoma) il comando della Forza Navale, in navigazione verso i porti alleati, era automaticamente passato alI' Amm. Oliva, sull'Eugenio di Savoia, ma Marcello Celio, addetto al Comando Divisione, mi aveva informato che si era interrotto il collegamento con Supermarina,

L'alba del 10 settembre si levò nella foschia che si confondeva con il mare grigio; in questo scenario, che si accordava perfettamente con la tristezza di tutti, al largo di Bona avvenne l' incontro con la squadra navale britannica.

Salirono a bordo dell'Eugenio di Savoia, divenuta nave ammiraglia italiana, un Capitano di Vascello, che le cordelline dorate indicavano come appartenente allo Stato Maggiore del CinC alleato, ed un Capitano di Corvetta della RNR (Royal Navy Reserve) che sarebbe divenuto il nostro ufficiale di collegamento (UC). Passando davanti alla targa commemorativa dello "scontro di Pantelleria", i due ufficiali si scambiarono un cenno del capo ed una smorfia di ammirazione (questo ce lo confermò più tardi I'UC). Imbarcò anche un picchetto, più che altro simbolico, composto da cinque Royal Marines.

Ci fu ordinato di assumere la rotta 110° che ci portava a Malta, dove sostammo alla fonda in rada a Marsa Scirocco. II 13 settembre ripartimmo per Alessandria dove attendemmo di conoscere il nostro destino.....

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