Relazione della MM
Tra il 1996 e il 2003 operarono le unità idro-oceanografiche Magnaghi e Mirto, individuando alcune anomalie su fondali relativamente bassi, successivamente verificate da cacciamine e da nave Anteo, ma senza esito positivo. I limiti tecnologici dell’epoca e la mancata integrazione sistematica dei dati impedirono risultati concreti.
Nel 2007 fu quindi istituita una Cellula di valutazione presso il Comando Subacquei ed Incursori del Varignano, con il compito di analizzare in modo organico tutta la documentazione disponibile. Nello stesso anno una nuova campagna di mappatura, condotta con unità dotate di sistemi a copertura totale, permise di ottenere una rappresentazione completa dei fondali fino a circa 500-600 metri, individuando numerose anomalie compatibili con il relitto.
Anche queste furono ispezionate mediante ROV, ma senza conferme definitive, evidenziando ancora una volta i limiti dei mezzi disponibili. Si giunse così alla conclusione che il relitto dovesse trovarsi a profondità maggiori, nelle aree più complesse del canyon sottomarino, oltre le capacità operative degli strumenti in dotazione.
Negli anni successivi diverse ricerche, anche con il coinvolgimento della Marina, non portarono risultati. Solo nel 2012 l’attività dell’ingegnere Guido Gay, attraverso l’impiego di sistemi avanzati da lui sviluppati, consentì di individuare con certezza i resti della nave.
Le immagini video ottenute dimostrarono in modo inequivocabile la presenza del relitto e furono successivamente verificate e certificate dalla Marina Militare, sancendo la conclusione definitiva delle ricerche.