I danni causati dalle due bombe
I danni della prima bomba
La prima bomba attraversa il ponte di castello a circa un metro dalla murata di dritta in corrispondenza del I compartimento delle ordinate 100 e 102. In base alle dichiarazioni, lesse il compartimento Diesel Servizi (mq 194-196), la cui superficie è “buco” causato in coperta fra i 60 ed i 70 cm, e la traiettoria dovrebbe aver attraversato la paratia longitudinale in corrispondenza delle caldaie 5 e 6, la cassa decantazione nafta ubicata nel locale T e quindi il doppio fondo esplodendo in mare.
È probabile che la bomba abbia attraversato il locale T con una traiettoria inclinata di circa 5° e che abbia percorso un tratto nel doppio fondo prima dell’esplosione.
Le caldaie 5 e 6 si allagarono così come i locali T e T, le caldaie 7 e 8 ed il locale motrici poppa. Non pare si sia allagato il locale turbodinamo di poppa, ma essendo mai mancata l’erogazione della corrente elettrica fra le due bombe.
Molto probabilmente gli elettricisti del turbodinamo di poppa hanno tenuto chiusa la porta fra il loro locale e quello motrici impedendone l’allagamento: ma “l’esplosione potrebbe aver bloccato il portello corazzato non essendosi salvato nessuno dal locale dinamo ed evaporatore di poppa”.
È probabile l’allagamento dell’intercapedine di murata attraverso i canali di ventilazione interni alla stessa. Si allagò la cella di bilanciamento da dove venivano alimentati i complessi da 90 mm e probabilmente la cella di bilanciamento adibita a deposito da 90 mm e quella a proravia attraverso i portelloni passaggio munizioni.
Queste tre celle devono essersi allagate del tutto causando lo sbarramento della nave (3 o 4° a dritta).
L’acqua imbarcata nei locali T e T possono aver solo temporaneamente contribuito allo sbandamento della nave in quanto furono prontamente il bilanciamento automatico tramite allagamento dei locali T e T di sinistra.
I superstiti infatti affermano che il bilanciamento avvenne con sollecitudine.
La prima bomba ha anche causato un incendio nei locali 42 fra ponte di coperta e cassero che propagatosi nel locale nafta di poppa.
La Centrale di Galleggiamento ha quasi certamente diramato l'ordine di allagamento delle celle 1 e 3 prelevando l'acqua dal collettore incendio. L'operazione deve aver richiesto tra i 5 ed i 7 minuti, quindi non era stata ancora completata all'impatto della seconda bomba. Il Roma si raddrizzò parzialmente ma con altezza metacentrica compromessa. Rimasero infatti in comunicazione col mare il locale caldaie 5 e 6, i locali I e T a dritta e di sinistra del locale caldaie 5 e 6, il locale caldaie 7 e 8, il locale macchine di poppa con gli adicenti locali I e T nonchè qualche intercapedine di murata e forse alcune controcarene di dritta in corrispondenza con l'esplosione. Erano allagate le celle di bilanciamento di dritta n. 6 (ordinate 116-123), n. 8 (ordinate 108-116) e n. 10 (ordinate 100-108). Si interruppero pertanto i rifornimenti munizioni di tutti i complessi da 90 mm. di dritta (n. 2, 4, 6, 7 9 e 11). Ed erano allagate anche le celle di bilanciamento di sinistra n. 1 (ordinate 129-136) e n. 3 (ordinate 123-129). La velocità della nave scese a 16 nodi
I danni della seconda bomba
La seconda bomba colpì la corazzata tra i 4 ed i 10 minuti dopo la prima e scoppiò fra le 15.58 e le 16.00. Dalle dichiarazioni rese dai reduci, la Commissione Tecnica Speciale formulò due ipotesi sulla traiettoria della bomba.
1 - La bomba attraversa lo scafo a proravia dell’ordinata 136 e scoppia nel deposito munizioni da 152 mm, ma questa ipotesi non spiega il ritardo denunciato dai reduci fra l’impatto e la sua deflagrazione né convincente giustificazione la formazione di fumo e vapore dal fumaiolo di prora e che successivamente il torrione fosse avvolto ed accerchiato dalla deflagrazione.
2 - La bomba penetra nel locale motrice di prora ed esplode nel locale motrici attraversando la spessa corazzatura esistente sull’evaporatore motore causando l’esplosione all’interno dello scafo contrariamente alla prima esplosa molto probabilmente in mare.
In ogni caso, lo scoppio determinò la deformazione dei ponti che assieme al cratere iniziale furono la causa principale dell’abbattimento del torrione.
Furono devastate le paratie stagne alle ordinate 123 e 136 e violenti sbandamenti di vapore si sprigionarono dal locale caldaie 1 e 2 che a loro volta danneggiarono il fumaiolo di prora.
Quindi le macchine si bloccarono e la nave proseguì solo per abbrivio. Per l’esplosione della bomba ed il susseguente incendio si verificarono esplosioni secondarie nel deposito munizioni della torre 2 grande calibro di prora. E il deposito munizioni torre 2 GC a sua volta causa la deflagrazione della torre MC n. 2 e della trorre 1 GC. La parte girevole della torre 2 GC viene così proiettata in mare
La deflagrazione, dopo essersi creata la via di fuga tramite il torrione e la torre 2 GC, deve aver facilitato l'entrata d'acqua causandone la ripresa immediata dello sbandamento a dritta (circa 10°/12°). Si allagano anche i locali 51, 52 e 41 di dritta, probabilmente i locali 34 e 33 tramite le paratie fra 43 e 41 e fra 34 e 33 devastate dalla deflagrazione, il locale caldaie 3-4 per cedimento paratia ordinata 115 ed i locali a poppavia del locale motrice poppa. Tutto quanto avviene in circa 12-14 minuti. I naufraghi dichiarano il capovolgimento con l'immediata rottura in due tronconi della nave e l'affondamento, fra le 16.06 e le 16.12
Locali dove tutto il personale ha perso la vita
- Locale motrici di poppa e sovrastante locale turbodinamo ed evaporatori
- Locali caldaie 5, 6, 7 e 8
- Locale calderine di poppa di dritta
- Celle di bilanciamento di dritta a proravia dei complessi da 90 mm 9 e 11
- Interponte coperta castello
- Locale motrici di prora
- Locali caldaie 1, 2, 3 e 4
- Torrione
- Centrale Ordini
- Centrale Gireggiamento
- Centrale elettrica Servizi Elettrici
- Tutto il personale della zona 1 e 2