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Di seguito viene riportata la testimonianza
diretta del Comandante Stumpf, capopattuglia della prima pattuglia del
III gruppo (al comando del maggiore Bernhard Jope, composto da tre
pattuglie facenti parte della prima ondata d'attacco), il cui veivolo
sganciò la seconda mortale bomba sul ROMA.
Il racconto risale al luglio 1993 ed avvenne
alla presenza dei reduci Marcello Vacca Torelli, Ferdinando Vona,
Francesco Saverio Berardi e Arturo Catalano Gonzaga di Cirella.
Il racconto riportato è stato redatto dal
Com. Catalano Gonzaga.

A sinistra il Com.
Kurt Steimborn
A destra il Com. Walter
Stumpf
“ Bisogna
che in primo luogo vi parli della bomba
PC1400X,
che fu la vera
protagonista, insieme alla bomba HS293,
, della tragica fine delle belle
navi della vostra Flotta.”
“Fin dal
1938 in Germania, sui campi della “Berlin Adlershof ”, furono portati a
termine i primi tentativi sperimentali di lancio di una bomba
radiocomandata”
“Gli
esperimenti proseguirono nel 1940 utilizzando come prototipo una bomba
dirompente anticarro, la PC1400,
., a cui veniva applicata un minuscolo
apparecchio radio per la guida a distanza.”
“La PC1400
poteva essere guidata tramite degli impulsi radio.”
“I primi
lanci di prova furono effettuati presso la base militare di Peenemunde,
sotto la guida del professor Max Kramer, che utilizzo’ un aereo
bombardiere del tipo He.111.,
“
“Ulteriori
prove di collaudo furono effettuate nel 1942 a Foggia utilizzando come
base sperimentale un piccolo aeroporto militare italiano,
perché in detta località della Capitanata la visibilità era sempre
particolarmente ottima”.
“Il 50% dei
lanci, che vennero effettuati da un’altezza di 7.000. metri su di un
obbiettivo di 5 x 5, fecero centro ; questa tecnica fu in seguito
adottata .”.
“La bomba
raggiungeva una velocità massima di quasi 1.000. chilometri all’ora in
caduta libera.”
“Le
correzioni e le modifiche, che si resero necessarie per dare al
trasmettitore della “radioguida” una certa affidabilità d’impiego,
ritardarono la produzione in serie fino all’aprile del 1943.”
“Nacque in
questo modo la nuova bomba radiocomandata PC1400X.”
“La bomba
aveva il suo migliore impiego contro le grandi navi corazzate.”
“Gli
esperimenti, che venivano sempre effettuati da altezze molto elevate;
pur mantenendo inalterata la normale prassi di avvicinamento
all’obiettivo per lo sgancio di bombe da parte di aerei, avevano
dimostrato la validità di questa caratteristica..”
“Il
radiocomando
permetteva all’operatore di mantenere perfettamente allineata la bomba
sull’obiettivo, correggendo di mano in mano la sua traiettoria.”
“Il
migliore risultato si otteneva mantenendosi ad una quota di lancio non
inferiore ai 5.000 metri di altezza, con l’aereo in volo orizzontale ad
una velocità compresa tra i 180 ed i 200 chilometri all’ora.”
“Fu solo
nella avanzata primavera del 1943 che ebbero inizio i primi lanci di
addestramento con la PC1400X imbarcata su aerei bombardieri di tipo più’
moderno il DO 217.,
”
“Le prime
esercitazioni vennero condotte a termine ancora con i vecchi bombardieri
He.111, in quanto fu solo verso gli ultimi giorni di aprile del 1943 che
riuscirono finalmente a consegnarci i nuovi DO217 opportunamente
modificati..”
“Ci
esercitavamo vicino alle nostre basi dove su di un’altura boscosa,
denominata Einkorn, era sta marcata, con approssimazione, una sagoma di
nave da battaglia.”
“In uno
scritto di ringraziamento al professor Kramer, datato 15 agosto 1943, il
capo delle tristemente famose SS del III Reich,. Heinrich Himmler,
rilevava l’importanza forse decisiva di quest’arma per il decorso della
guerra.
Finito il
periodo di addestramento il nostro gruppo “KG.21” entrò a far parte del
100 Stormo della Luftwaffe, denominato il KG100.”
“Gli aerei
in dotazione a questo gruppo KG100 oltre alla bomba PC1400X avevano
anche la HS293.”
“Tutti gli
equipaggi per gli aerei Dornier 217 erano stati anche istruiti a Kiel
sulla “astronavigazione” e sulle sagome delle varie unità navali non
solo nemiche ma anche di quelle italiane.”
“Proprio in
quei giorni di fine agosto del 1943 il 100 Stormo aveva disponibili, per
il pronto impiego, il III ed il II Gruppo bombardieri, dislocati il
primo nell’aeroporto di Istrès, vicino a Marsiglia ed il secondo in
quello di Cognac, vicino a Bordeaux.”
“I due
Gruppi, rispettivamente agli ordini del maggiore Bernard Jope e del
capitano Franz Hullwek, erano tutti equipaggiati con i nuovi bombardieri
d'alta quota DORNIER 217".
“Il II
Gruppo comprendeva i bombardieri DO217.E2.R10 armati con le bombe
radiocomandate del tipo HS.293".
“Il III
Gruppo, il nostro, comprendeva i bombardieri DO217.K2 armati invece con
l'altro tipo di bomba, la PC1400X., che noi familiarmente avevamo
battezzato la FRITZ.X:”
“Noi
eravamo tutti alla base di Istrès, vicino a Marsiglia, quel mattino del
9 settembre 1943, quando Steimborn aveva appena ricevuto l'ordine dal
comandante del nostro III Gruppo del 100 Stormo da bombardamento,
maggiore Jope, di prepararci per una missione.”
“Dovevamo
armare i nostri aerei con la nuova bomba, la PC1400X."
“Caricammo,
con molta cura, per ciascun aereo una sola di queste nuove bombe
radiocomandate.”
“Era la
nostra prima missione, appena reduci dal lungo tirocinio di
preparazione, frequentato a Peenemunde.”
“Quel
giorno ci comunicarono, eravamo rientrati da poco da Biserta, che il
primo avvistamento della flotta italiana, da parte di un nostro aereo
JU.88
,
era avvenuto intorno alle 10.30.”
“Il nostro
aereo ricognitore aveva segnalato via radio, con molta precisione, la
presenza di tre corazzate, sei incrociatori e sei grossi
cacciatorpediniere tutti sicuramente appartenenti alla flotta italiana e
tutti con rotta verso l'isola di Asinara.”
“In seguito
avevamo anche intercettato un messaggio radio anche di un aereo della
RAFseguiti
da altri messaggi intorno alle 13.00 ed alle 14.20, e l’ultimo
segnalava, con scrupolosa esattezza, i cambiamenti di rotta della
squadra navale italiana per entrare nello stretto di Bonifacio.”
“Alla
notizia, quella intercettata alle ore 13.00., si prepararono ad alzarsi
in volo, dall’aeroporto di Istrès, per attaccare la flotta italiana ben
tre ondate successive di bombardieri, composte da 28 DO217".
“Undici di
questi aerei appartenevano al gruppo II° del 100 stormo che si erano
appena trasferiti ad Istrès da Cognac, e 17 invece erano del nostro III°
gruppo, sempre appartenenti al 100 stormo, ma di base ad Istrès.”
“La prima
ondata era la nostra, quella del III Gruppo, al comando del maggiore
Jope.”
“Questo
Gruppo si era, a sua volta, diviso, in fase d'attacco, in tre
pattuglie.”
“La prima,
la nostra, che aveva decollato poco dopo le ore 14.00., era composta da
cinque bombardieri. “
“Ad ognuno
di noi era stato data l’autorizzazione di decollare singolarmente e di
mantenere l’assoluto silenzio radio, mantenendo l’apparecchio acceso
solo per la ricezione.”
“Il mio
equipaggio era composto da:
- il
comandante Kurt Steimborn.
-
l’osservatore Eugen Degan
- il
radiotelegrafista Anders.
- il
meccanico di bordo Walteher”
“La
visibilità' era ottima ed il mare calmo.”
“Navigavamo
tutti verso la Sardegna, che distava da Istrès circa 300 chilometri e
tutti e cinque vedevamo da lontano nitidamente la grande isola
italiana.”
“Tutti a
bordo eravamo stranamente eccitati con un tremito di angoscia che ci
stringeva il cuore ; per noi era realmente la prima missione di guerra
dopo il corso d’addestramento fatto a Peenemunde.”
“Arrivammo
sull'obbiettivo intorno alle 15.15. ed iniziammo l'attacco a circa 15
miglia a sud-est delle Bocche di Bonifacio, volando ad una quota di
circa 6.500 metri d'altezza”
“Rompemmo,
quasi subito, la nostra formazione di volo, per dar modo ad ognuno dei
piloti di scegliersi indipendentemente il proprio bersaglio, che doveva
essere, per quanto ci avevano istruiti, solo una delle tre corazzate.”
“Volevamo
prepararci all'attacco nelle condizioni ideali, proprio come ci avevano
insegnato nelle esercitazioni.”
“Infatti il
primo bombardiere comincio' a frenare il velivolo, risalendo alla quota
di settemila metri d'altezza, cosi' gli era più' agevole far cadere, in
pochi secondi, la velocità' del velivolo molto al di sotto di quei 265
Km/ora, ch’era la velocità massima consentita per lo sgancio della
bomba, che portava in dotazione agganciata sotto la carlinga.”
“In questo
modo, dal bombardiere, si poteva veder meglio scendere davanti alla
prora del velivolo la “codetta” luminosa della nostra FRITZ.X e
controllarla nel suo volo di caduta, quasi verticale, fino al suo
impatto con la nave, guidandola con la radio.”
“Il primo
aereo della nostra pattuglia, attacco' la seconda corazzata della
formazione italiana sganciando
contro di lei la sua unica FRITZ.X ”.
“Abbiamo
avuto subito la sensazione che l’aveva colpita .”
“Il secondo
aereo attacco’ la terza corazzata della formazione italiana che, colpita
in pieno, stava riducendo visibilmente di velocità.”
Si fermo'
un momento pensieroso, poi continuo’:
-
"Pilotando il mio aereo, anch'io cercavo di ridurre progressivamente la
velocità', incurante della reazione dei cannoni antiaerei perché, a
causa della nostra altezza, eravamo irraggiungibili.”
“Fu facile
individuare che la terza, in linea di fila, delle tre corazzate, quella
già colpita, procedeva a lento moto : era il mio bersaglio ideale.”
“La
velocità del mio bombardiere si era progressivamente ridotta fino a soli
180 Km./ora. “
“In quel
momento ero cosciente, cosi' mi avevano insegnato, ch'era la velocità'
perfetta per ottenere un ottimo sgancio della mia bomba.”
“Il
puntatore, Degan, nel frattempo, mi andava informando dell'approssimarsi
del momento dello sgancio della bomba contro il bersaglio, mentre
continuava a collimarlo nel suo strumento di punteria.”
“Al suo
avviso sganciai la mia "FRITZ.X" mettendo automaticamente in moto anche
l’apparecchio fotografico.”
“Dallo
sgancio all’impatto della mia bomba contro la corazzata italiana
passarono solo 42 secondi : ero certo di averla colpita in pieno: avevo
centrato il bersaglio proprio nel suo centro.”
“La
macchina fotografica aveva seguito tutta la traiettoria della bomba
tanto che le foto, sviluppate dopo il nostro rientro alla base di Istrès,
testimoniarono assai chiaramente. : era un centro pieno proprio sul
centro dello scafo della nave.”
“Ben 6
fotografie nitidissime dimostrarono che la bomba aveva centrato lo scafo
tra i due fumaioli.”.-
Qui si
fermo’ nuovamente per estrarre dalla sua vecchia cartella di cuoio scuro
6 fotogrammi.
Distribuì’
le sei foto a ciascuno di noi in modo che esaminandole potevamo renderci
conto della traiettoria di caduta della bomba PC1400X e del suo punto
d’impatto con quella corazzata italiana.
Poco dopo
riprese nuovamente la parola :
-”Sapevo,
che la mia bomba centrando quel bersaglio avrebbe finito di demolire la
corazzata e che le perdite umane sarebbero state elevatissime, ma non ci
riflettevo sopra, ero in guerra.”
“Allontanandomi vidi nettamente delle fiamme altissime ed una colonna
incredibilmente ampia di fumo nero che si alzavano dalla nave che avevo
preso in pieno.”
“Tornai
alla base di Istrès pieno di orgoglio e di soddisfazione per aver
portato a termine in un modo cosi' brillante la mia missione, che poi
era la mia prima missione di quel genere.”
“A me
importava assai poco se avevo colpito inglesi o americani o italiani,
per noi non esisteva differenza di sorta, era la tragica legge della
guerra."-
Si fermo'
un attimo, poi riprese a raccontare :
- "La terza
pattuglia del nostro III. gruppo, che al pari della seconda era
anch'essa costituita da aerei DO217, attacco' la flotta italiana assai
più' tardi, alle ore 16.30 circa.”
“Ad uno dei
bombardieri sembrò d'aver centrato un'altra corazzata, la prima nella
formazione, con la sua bomba PC1400X ".
“Al
sopraggiungere dell’oscurità' ben 7 bombardieri DO217 del II Gruppo,
dotati questa volta di bombe HS.293, sganciarono tra le 19.30. e le
19.40., da una quota compresa tra i mille e trecento ed i mille e
seicento metri d'altezza, sopra alcune unità italiane, con la certezza
di aver colpito almeno un cacciatorpediniere.”
“Contemporaneamente, tra le 19.30. e le 19.45., altri nostri aerei
"DO217", sganciarono altre bombe contro unita' molto più' piccole,
probabilmente delle torpediniere italiane, che avevano individuato,
nella foschia della sera, a circa 10 miglia a nord-ovest di punta
Caprera.”
“Mi
ricordo, che in questa azione furono usate bombe del tipo PC1400X ".
“Molto
tempo dopo, mi raccontarono che i morti della corazzata italiana erano
stati molti perché era priva di battelli di salvataggio e che un
ufficiale era stato ripescato da un nostro mezzo navale
e condotto ad Istrès per un interrogatorio.”
“Debbo
pero’ confessare che non sono mai riuscito a trovare una conferma di
queste due notizie”-.
Gli
impulsi radio avevano lo scopo unico di modificare
l’inclinazione delle alette di coda posteriori all’involucro
della bomba che, inizialmente, servivano solo da freno ad aria
per ridurre stabilizzare la traiettoria di caduta. Variando
l’assetto di queste alette risultava possibile, sganciandola da
alta quota, correggere la traiettoria di caduta della bomba.
La
bomba PC1400X aveva una lunghezza totale di 3,26 metri, un
diametro di 0,56 metri, con un peso totale di 1,57 tonnellate,
di cui solo 320 chilogrammi era di materiale esplosivo ad alto
potenziale.
La
parte posteriore era lunga 1,6 metri con 12 impennaggi a
cassetti laterali.
Dopo
soli 15 secondi dallo sgancio della bomba PC1400X, mediante
l’apparecchio di mira “FX”, era possibile mantenere
l’allineamento della bomba sul bersaglio attraverso impulsi
radio trasmessi da una piccola “cloche” (joystik) alla
trasmittente Telefunken FuG.203 Kehl.
Il
bombardiere "Dornier 217" era in un bimotore dalla lunga
fusoliera, dotato di due motori BMW.801.D. in grado di erogare
1.740 HP. al decollo e di imprimere una velocità' massima di 515
Km./ora a seimila metri di quota. La principale caratteristica
di questo tipo di aerei stava nella lunga e stretta superficie
alare per poter mantenere con maggior facilità la quota di
tangenza sopra i 6.000 metri d’altezza.
La
caratteristica alare veniva inoltre utilizzata nel caso fosse in
avaria uno dei due motori in dotazione.
La
bomba HS.293 era stata progettata dal professor Herbert Wagner,
e veniva data in dotazione solo ai speciali velivoli del tipo
DORNIER 217.opportunamente modificati che prendevano la sigla di
“E2 .R10”
Si
trattava in realtà' di una bomba alata molto simile ad un
piccolo velivolo senza pilota.
L’ordigno aveva un’apertura alare di tre metri ed un peso di
1.045 chili, dei quali 295 costituiti da esplosivo ad alto
potenziale.
Questo tipo di bomba veniva azionata da un motore a razzo da
2.160 HP, utilizzante perossido d’idrogeno e permanganato
potassico. Questo motore era in grado di imprimere, con una
spinta di 600 Kg. per un periodo massimo di 10 secondi, una
velocità compresa tra i 325 ed i 900 chilometri orari.
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