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ore 13.00 -
L’ammiraglio Bergamini, giunto a La Spezia
provenendo da Roma, si
recò subito sulla corazzata Roma dove dal
mattino del giorno 8 era stato trasferito il
Comando della flotta,
che precedentemente si trovava sull’Italia.
Giunto a bordo fu messo al corrente degli ordini
ricevuti da Supermarina in merito all’
approntamento delle FF.NN.BB. |
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Ore 13,30 -
L’ammiraglio Bergamini chiamò Supermarina
per avere delucidazioni al riguardo.
Così riferisce de
Courten la telefonata intercorsa fra
Bergamini e l’ammiraglio Sansonetti: |
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Gli rispose da
Santa Rosa, in mia presenza, l’ammiraglio
Sansonetti sulla base di
un
appunto da me vergato valendosi delle
comunicazioni telefoniche in armonica, che
assicuravano un largo grado di segretezza |
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Pur avvenendo la
telefonata in armonica, l’ammiraglio de
Courten si preoccupò
di preparare l’appunto in maniera tale che solo
l’ammiraglio Bergamini potesse comprendere la
effettiva situazione e gli ordini che venivano
conseguentemente impartiti.
I tedeschi invece,
qualora fossero riusciti ad intercettare la
conversazione, avrebbero dovuto ritenere che le
FF.NN.BB. sarebbero regolarmente partite per
andare a contrastare il prevedibile sbarco che
gli Alleati avrebbero tentato di effettuare nel
Golfo di Salerno. |
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Si tenga inoltre
presente che, nella mattinata dell’8, l’ammiraglio
de Courten aveva inviato il capitano di
fregata Francesco Ruta a Frascati, dove era
situata la sede dell’OBS (alto comando militare
tedesco) per richiedere al feldmaresciallo
Albert Kesselring (Comandante in Capo delle
Forze Armate tedesche in Italia) un
potenziamento della scorta aerea tedesca
da destinare a protezione delle FF.NN.BB. per la
prevista azione di contrasto dello sbarco
alleato.
Nel successivo
colloquio che il comandante Ruta ebbe con
il feldmaresciallo Wolfram Von Richthofen
(responsabile della Luftwaffe per l’Italia e il
Mediterraneo), venne deciso che la scorta
sarebbe stata costituita da trenta aerei e,
di questi, venti dovevano essere tedeschi e
dieci italiani. Venne anche definito quali
erano gli aeroporti, dislocati lungo la rotta
che avrebbe seguito la Flotta, nei quali far
affluire gli aerei necessari per assicurare la
costante copertura delle FF.NN.BB. |
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Il testo dell’appunto redatto dall’ammiraglio
de Courten, unitamente alle ulteriori
raccomandazioni era il seguente: |
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“1) Vuoi sapere
se l’ordine che abbiamo dato è in relazione a
ieri. L’ordine è dato in relazione agli
avvistamenti, ma nella sostanza in relazione a
ieri.
2) Biancheri
rimanga a Genova.
3) Cosa potrebbe
essere imminente.
4) Scorte aeree
promesse più grandi: 20 germanici - 10 italiani.
5) Potrebbe
presentarsi necessità di applicare estrema
misura di cui si è parlato ieri pertanto
l’ordine verrebbe dato così: Raccomando massimo
riserbo la seconda parola è quella del nome di
battesimo del comune amico che ha nome =
cognome. |
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Ore 13,30 -
Comunicazioni fatte all’ammiraglio Bergamini
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“Raccomando massimo
riserbo”
Ricevendo questa
comunicazione ordinare a tutte le navi di uscire
in mare e autoaffondarsi in alti fondali. Se
impossibilitate a uscire si autoaffondino in
porto”. |
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L’ammiraglio de
Courten così riporta nelle sue Memorie la
parte del colloquio nella quale l’ammiraglio
Sansonetti precisò all’ammiraglio
Bergamini quale sarebbe stato il segnale
convenzionale cui attenersi nel caso in cui
venisse impartito l’ordine di autoaffondare le
navi. |
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“Egli aggiunse
che però la situazione poteva evolvere
rapidamente verso l’eventualità, formulata in
via ipotetica nel pomeriggio precedente,
aggiungendo testualmente: Potrebbe presentarsi
la necessità di applicare la misura estrema
della quale si è parlato ieri; l’ordine verrebbe
trasmesso con il segnale convenzionale
Raccomando... riserbo. A quest’ordine tutte le
navi dovranno attuare quanto concordato. La
seconda parola del messaggio convenzionale, che
era massimo, fu resa nota attraverso una
specifica indicazione, che poteva essere
interpretata solo dal Capo di Stato Maggiore
della Flotta, ammiraglio Caraciotti, avendo
riferimento a un’amicizia confidenziale comune
all’ammiraglio Sansonetti ed a lui”. Si
trattava del cardinale Massimo Massimi. |
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L’ammiraglio
Bergamini rilevò, con amarezza, che nelle
notizie comunicategli dall’ammiraglio
Sansonetti vi erano due particolari
riferimenti in base ai quali comprese che, così
come aveva previsto nella tarda serata del 7,
la situazione stava
precipitando e difficilmente si sarebbe potuta
attuare la desiderata azione per contrastare lo
sbarco alleato a Salerno.
Potevano invece divenire operative le misure in
funzione antitedesca nonché quelle relative all’
autoaffondamento.
Queste
considerazioni derivarono dai seguenti motivi:
·
la disposizione che
prevedeva “l’ammiraglio Biancheri rimanga a
Genova” significava che la Flotta non avrebbe
più mosso per recarsi a Salerno, in quanto non
poteva essere privata dell’apporto,
particolarmente valido, dell’8a Divisione
Navale;
·
la frase
“Raccomando massimo riserbo” significava che
poteva divenire di probabile attualità
l’autoaffondamento delle navi. |
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Ore 15.00 - L’ammiraglio
Bergamini dette quindi disposizione di
indire sulla Roma una riunione degli
ammiragli sottordini e dei comandanti delle navi
da lui dipendenti, presenti a La Spezia. Chiamò
subito a rapporto il suo Stato Maggiore, al
quale riferì le notizie avute dall’ammiraglio
Sansonetti; i suoi ufficiali appresero con
costernata reazione il mutamento degli
avvenimenti. E infatti l’ammiraglio Franco
Garofalo (all’epoca capitano di vascello e
Comandante delle squadriglie dei
cacciatorpediniere di scorta alle FF.NN.BB.) nel
ricordare quei momenti così scrive: |
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“[...] ma l’ansia
di sapere è troppo grande perché io possa
attendere e un‘ora prima sono a bordo della nave
ammiraglia dove, nella Sala del Consiglio,
incontro il Capo di Stato Maggiore
contrammiraglio Caraciotti, e i due Sottocapi di
Stato Maggiore, capitano di vascello Luigi
Liannazza e capitano di fregata Manlio Petroni.
La loro espressione è molto grave [...].Mi
rivolgo al comandante Petroni e gli chiedo “che
c’è di nuovo?” ed egli mi guarda con due occhi
che non dimenticherò mai “Le sembra che la mia
faccia sia quella di uno che va finalmente a
combattere?” [...]“ |
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L’ammiraglio
Bergamini prese poi contatto con l’ammiraglio
Biancheri per riferirgli la situazione e
dargli i relativi ordini. Inviò in aereo a
Genova un Ufficiale (si ritiene che fosse il
capitano di vascello Nicola Bedeschi,
Comandante del cacciatorpediniere FR21 -
ex francese Lion, che non era in
condizioni di partire - n.d.a), per fornirgli
tutte le precisazioni ed i dettagli del caso.
Così riferisce in proposito l’ammiraglio
Garofalo: |
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“Entro nello
studio del Comandante in Capo senza nemmeno
farmi annunciare. L’ammiraglio Bergamini sta
dando delle istruzioni a un ufficiale che parte
in aereo per Genova [...]“. |
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L’ammiraglio
Bergamini chiamò poi al telefono l’ammiraglio
Maraghini per dargli le
opportune disposizioni per
la distruzione o l’autoaffondamento delle navi
che erano ai lavori in bacino o comunque in
condizioni di non poter muovere, come
riportato, sempre dall’ ammiraglio Garofalo.
La riunione, fissata
per le ore 15.00, ebbe in effetti luogo alle
15.30 e terminò verso le ore 16.30. |
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In merito a tale
riunione, il capitano di vascello Giuseppe
Marini, Comandante del cacciatorpediniere
Mitragliere e della 12a
Squadriglia dei cacciatorpediniere così
riferisce: |
-
·
[L’ammiraglio Bergamini] premette
che non potrà comunicare tutto quanto ha
saputo al Ministero della Marina;
-
·
gravissime decisioni sono in vista da
parte del Governo, delle Forze Armate e del
popolo italiano, non è rimasta che una sola
forza ordinata e compatta: la Regia Marina;
-
·
nessuna Regia Nave deve cadere in
mano né degli alleati né dei tedeschi.
Piuttosto autoaffondarsi. Al telegramma
convenzionale “Raccomando massimo riserbo”
dar corso senz’altro all’autoaffondamento;
se non arriva tale telegramma, regolarsi di
propria iniziativa in base agli ordini
predetti; tener presente che il telegramma
può non arrivare perché l’Autorità Superiore
può trovarsi nelle condizioni di non poterlo
trasmettere. In ogni caso, nessuna Regia
Nave deve cadere in mano né degli alleati né
dei tedeschi;
-
·
dovendo procedere
all’autoaffondamento fare di tutto per
effettuarlo in alti fondali, in prossimità
di coste. Se in bassi fondali, autoaffondare
le navi mettendo in atto anche i mezzi di
autodistruzione, se le navi minacciano di
cadere in mano alleata; autoaffondare senza
distruzioni, se minacciano di cadere in mano
dei tedeschi;
-
·
la Maestà del Re ha dato l’ordine che
in tali contingenze non deve essere
sacrificata alcuna vita umana;
-
·
previsto anche un altro telegramma
convenzionale “Attuate misure ordine
pubblico
Promemoria n. 1 - Firmato Comando
Supremo”. A tale ordine catturare i tedeschi
che si trovano a bordo ed attuare “l’allarme
speciale” e cioè mettere le navi in stato di
allarme e di difesa contro eventuali colpi
di mano dall’esterno;
-
·
conferma del comandante Valdambrini
che per Antonio Da Noli e Ugolino Vivaldi è
prevista la speciale missione con alti
personaggi.
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Ore 18.00 - L’ammiraglio
Bergamini, ebbe una riunione con il
capitano di fregata Riccardo Imperiali,
Comandante della torpediniera Pegaso e
responsabile del nuovo Gruppo Torpediniere
destinate dall’ammiraglio de Courten a
rafforzare la scorta delle FF.NN.BB. Vennero
esaminati i compiti da affidare a tali unità,
precisando che, data la diversa velocità delle
torpediniere rispetto alle unità delle FF.NN.BB.
era prevedibile che il “Gruppo Pegaso”
partisse un’ora prima della Squadra con il
compito di scorta avanzata e di controllo della
zona di mare che sarebbe poi stata attraversata
dalla Flotta. Gli comunicò inoltre quanto aveva
riferito nella riunione delle ore 15.30.
L’incontro terminò alle ore 18.30. |