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7 settembre pomeriggio
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Alle ore 16.00 del 7
l’ammiraglio de Courten effettuò la riunione prevista con gli Alti
Comandi ed alla quale parteciparono:
-
il
Sottocapo di Stato Maggiore, ammiraglio Luigi Sansonetti;
-
il
Sottocapo di Stato Maggiore Aggiunto, ammiraglio Carlo Giartosio;
-
il
Segretario Generale, ammiraglio Emilio Ferreri;
-
il
Comandante in Capo delle FF.NN.BB., ammiraglio Carlo Bergamini;
-
il
Comandante in Capo delle Forze Navali di protezione del traffico, ammiraglio
Edoardo Somigli;
-
il
Comandante in Capo dei Sommergibili, ammiraglio Antonio Legnani;
-
il
Comandante Superiore delle Forze Navali dislocate a Taranto, ammiraglio
Alberto Da Zara;
-
il
Comandante in Capo del Dipartimento di La Spezia, ammiraglio Giotto
Maraghini;
-
il
Comandante in Capo del Dipartimento di Napoli, ammiraglio
Ferdinando Casardi;
-
il
Comandante in Capo del Dipartimento di Taranto, ammiraglio Bruto
Brivonesi;
-
il
Comandante Militare Marittimo di Venezia, ammiraglio Emilio Bren
L’ammiraglio de Courten
lesse e commentò il Promemoria n. 1 del Comando Supremo, ed impartì
disposizioni ai presenti sulla traccia di un promemoria, preparato in
precedenza dall’ammiraglio Sansonetti, relativo ai punti che
interessavano la Marina.
Le disposizioni che
riguardavano in particolare le FF.NN.BB. erano le seguenti:
1) Porre in stato di
difesa tutte le unità navali, rifornendo al completo di nafta, acqua e
viveri quelle che erano in condizione di muovere;
2) Porre in stato di
difesa tutte le opere a terra, rifornendole di viveri e di munizioni
[...];
6) Predisporre la
partenza delle navi da guerra italiane per le seguenti destinazioni:
-
unità
dell’Alto Tirreno: Sardegna, Corsica, Elba;
-
unità
dell’Alto Adriatico: Sebenico, Cattaro, Valona (completando
d’urgenza la corazzata Giulio Cesare del personale
necessario per navigare);
-
le
unità di Taranto dovevano rimanere sul posto, concentrandosi in Mar
Grande [...];
8)
In caso di attacco tedesco:
-
disporre
per l’affondamento del naviglio militare e mercantile non in
condizioni di muoversi per lavori o altre ragioni;
-
liberare
i prigionieri inglesi (eccetto quelli di colore), eventualmente
presenti nel territorio;
-
considerare
nemici gli aerei tedeschi in volo sul cielo delle Forze navali e delle
Basi e non agire contro aerei anglo-americani [...].
L’ammiraglio de Courten
mise i presenti al corrente degli avvistamenti dei giorni 6 e 7 relativi
ai convogli alleati, costituiti da unità da sbarco scortate da unità da
guerra.
Diede inoltre
disposizione al Comandante in Capo delle FF.NN. di protezione al traffico,
ammiraglio Somigli di far partire subito per La Spezia gli ammiragli
sottordine Amedeo Nomis di Pollone e Federico Martinengo,
incaricandoli di assumere direttamente, il primo il comando delle
siluranti, ed il secondo il comando dei mezzi antisommergibili
(corvette, VAS, motosiluranti, MAS, ecc.).
La riunione terminò alle
19.00 circa |
| Subito dopo l’ammiraglio de
Courten ebbe un nuovo colloquio con l’ammiraglio Bergamini: |
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“Sebbene
le restrizioni impostemi non mi consentissero di metterlo esattamente al
corrente di quanto avevo finora saputo circa il problema
dell’armistizio, gli manifestai le mie preoccupazioni per l’evidente
evoluzione della situazione nazionale verso una soluzione definitiva
imposta dalle condizioni generali del Paese, sicché poteva anche
attendersi, a breve scadenza di tempo, che ci si trovasse di fronte a
fatti compiuti. Tenni anche a mettergli in evidenza la mia opinione che,
in questa difficile e complessa fase, l’esistenza della Flotta, che era
organismo compatto e di forte capacità offensiva, costituisse elemento
preminente, in grado di esercitare una influenza proporzionata al suo valore
assoluto e relativo. Esaminai poi con lui l’eventualità che, di fronte
a una azione offensiva tedesca, le navi della Flotta riuscissero a
sottrarsi ad ogni minaccia uscendo dai porti, ma si trovassero nella
situazione imbarazzante di non sapere dove dirigere, per non rimanere in
zone controllate dai Tedeschi e per non passare in zone controllate dagli
Anglo-Americani. Passammo in rassegna tutte le alternative convenendo che,
in questo caso estremo, avrebbe potuto essere presa in considerazione la
decisione di autoaffondare in alti fondali tutte le unità navali,
impiegando per il salvataggio degli equipaggi il naviglio sottile, che poi
si sarebbe distrutto in alto mare o in costa. E, con questa opprimente
conclusione, la quale tuttavia non appariva, al momento, di urgente
attualità, ci accomiatammo”. |
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