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Associazione Regia Nave Roma
 


ultimo aggiornamento:15/04/2011

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7 settembre pomeriggio
 

Alle ore 16.00 del 7 l’ammiraglio de Courten effettuò la riunione prevista con gli Alti Comandi ed alla quale parteciparono:

  • il Sottocapo di Stato Maggiore, ammiraglio Luigi Sansonetti;

  •  il Sottocapo di Stato Maggiore Aggiunto, ammiraglio Carlo Giartosio;

  • il Segretario Generale, ammiraglio Emilio Ferreri;

  •  il Comandante in Capo delle FF.NN.BB., ammiraglio Carlo Bergamini;

  •  il Comandante in Capo delle Forze Navali di protezione del traffico, ammiraglio Edoardo Somigli;

  •  il Comandante in Capo dei Sommergibili, ammiraglio Antonio Legnani;

  •  il Comandante Superiore delle Forze Navali dislocate a Taranto, ammiraglio Alberto Da Zara;

  • il Comandante in Capo del Dipartimento di La Spezia, ammiraglio Giotto Maraghini;

  • il Comandante in Capo del Dipartimento di Napoli, ammiraglio Ferdinando Casardi;

  • il Comandante in Capo del Dipartimento di Taranto, ammiraglio Bruto Brivonesi;

  • il Comandante Militare Marittimo di Venezia, ammiraglio Emilio Bren

L’ammiraglio de Courten lesse e commentò il Promemoria n. 1 del Comando Supremo, ed impartì disposi­zioni ai presenti sulla traccia di un promemoria, preparato in precedenza dall’ammiraglio Sansonetti, relativo ai punti che interessavano la Marina.

Le disposizioni che riguardavano in particolare le FF.NN.BB. erano le seguenti:

1) Porre in stato di difesa tutte le unità navali, rifornendo al completo di nafta, acqua e viveri quelle che erano in condizione di muovere;

2) Porre in stato di difesa tutte le opere a terra, rifornendole di viveri e di munizioni [...];

6) Predisporre la partenza delle navi da guerra italiane per le seguenti destinazioni:

  •  unità dell’Alto Tirreno: Sardegna, Corsica, Elba;

  •  unità dell’Alto Adriatico: Sebenico, Cattaro, Valona (completando d’urgenza la corazzata Giulio Cesare del per­sonale necessario per navigare);

  •  le unità di Taranto dovevano rimanere sul posto, concentrandosi in Mar Grande [...];

8) In caso di attacco tedesco:

  • disporre per l’affondamento del naviglio militare e mercantile non in condizioni di muoversi per lavori o altre ragioni;

  • liberare i prigionieri inglesi (eccetto quelli di colore), eventualmente presenti nel territorio;

  • considerare nemici gli aerei tedeschi in volo sul cielo delle Forze navali e delle Basi e non agire contro aerei anglo-americani [...].

L’ammiraglio de Courten mise i presenti al corrente degli avvistamenti dei giorni 6 e 7 relativi ai convogli alleati, costituiti da unità da sbarco scortate da unità da guerra.

Diede inoltre disposizione al Comandante in Capo delle FF.NN. di protezione al traffico, ammiraglio Somigli di far partire subito per La Spezia gli ammiragli sottordine Amedeo Nomis di Pollone e Federico Martinengo, inca­ricandoli di assumere direttamente, il primo il comando delle siluranti, ed il secondo il comando dei mezzi antisom­mergibili (corvette, VAS, motosiluranti, MAS, ecc.).

La riunione terminò alle 19.00 circa

Subito dopo l’ammiraglio de Courten ebbe un nuovo colloquio con l’ammiraglio Bergamini:
Sebbene le restrizioni impostemi non mi consentissero di metterlo esattamente al corrente di quanto avevo finora saputo circa il problema dell’armistizio, gli manifestai le mie preoccupazioni per l’evidente evoluzione della situazione naziona­le verso una soluzione definitiva imposta dalle condizioni generali del Paese, sicché poteva anche attendersi, a breve scadenza di tempo, che ci si trovasse di fronte a fatti compiuti. Tenni anche a mettergli in evidenza la mia opinione che, in questa difficile e complessa fase, l’esistenza della Flotta, che era organismo compatto e di forte capacità offensiva, costituisse elemento preminente, in grado di esercitare una influenza proporzionata al suo valo­re assoluto e relativo. Esaminai poi con lui l’eventualità che, di fronte a una azione offensiva tedesca, le navi della Flotta riuscissero a sottrarsi ad ogni minaccia uscendo dai porti, ma si trovassero nella situazione imbarazzante di non sapere dove dirigere, per non rimanere in zone controllate dai Tedeschi e per non passare in zone controllate dagli Anglo-Americani. Passammo in rassegna tutte le alternative convenendo che, in questo caso estremo, avrebbe potuto essere presa in considerazione la decisione di autoaffondare in alti fondali tutte le unità navali, impiegando per il salvataggio degli equipaggi il naviglio sottile, che poi si sarebbe distrutto in alto mare o in costa. E, con questa opprimente conclusione, la quale tuttavia non appariva, al momento, di urgente attualità, ci accomiatammo”.
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