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AGOSTO - Il generale Castellano, al quale si era aggiunto il
generale Zanussi, proveniente da Algeri, si incontrò a Cassibile (paese
situato a circa 15 chilometri a sud di Siracusa) con il generale Smith. A
quest’ultimo vennero comunicate la risposta e le proposte contenute nei
promemoria consegnati a Castellano. La risposta del generale Smith alle
proposte del Governo italiano, fu negativa e decisa; l’unica possibilità
che il Governo italiano aveva era quella di firmare l’”Armistizio
corto” così come era stato predisposto dagli Alleati. Occorreva
comunque considerare che il generale Eisenhower aveva i pieni poteri,
conferitigli dal “Memorandum di Quebec” di modificare, a favore
dell’Italia, le clausole armistiziali in funzione della collaborazione
che la nostra Nazione avrebbe fornito agli Alleati per cacciare i Tedeschi
dai territori italiani.
Inoltre il generale Smith
precisò che alcune delle richieste italiane, contenute nei promemoria,
potevano essere accettate, mentre la richiesta di trasferire la Flotta
italiana a La Maddalena, anziché in porti sotto il controllo degli
Alleati, “per varie ragioni non era accettabile e che la questione
del trattamento della flotta era una questione di alta politica”. In
definitiva, la situazione relativa ai colloqui e alle controproposte
alleate può così sintetizzarsi:
il Governo italiano
poteva soltanto accettare o rifiutare le condizioni dell’Armistizio
integrate dal “Documento di Quebec” (noto come “Memorandum
di Quebec”). Se le avesse accettate esso sarebbe rimasto segreto
fino a quando il generale Eisenhower ne avrebbe dato l’annuncio poche
ore prima dello sbarco alleato in forze. A questo annuncio avrebbe dovuto
far seguito subito un analogo annuncio del maresciallo Badoglio;
·
gli Alleati avrebbero effettuato alcuni sbarchi secondari con
cinque o sei divisioni, sbarchi che avrebbero dovuto incontrare
l’opposizione delle truppe italiane;
·
una o due settimane dopo, previo annuncio della conclusione
dell’Armistizio, sarebbe avvenuto lo sbarco principale Alleato. Questo
avrebbe avuto luogo a sud di Roma (ma il più a nord possibile consentito
dall’autonomia dei caccia che dovevano assicurare la copertura aerea) e
sarebbe stato fatto con forze sufficienti ad aver ragione della prevista
resistenza nemica. Lo sbarco non avrebbe dovuto incontrare opposizione da
parte delle Forze italiane; avrebbe dovuto trovarne anzi l’appoggio dato
che era prevedibile che esse sarebbero state attaccate dalle forze
tedesche alla notizia del concluso Armistizio;
·
contemporaneamente allo sbarco principale una divisione
aviotrasportata sarebbe atterrata, con
la collaborazione italiana, vicino
a Roma, inoltre sarebbero stati sbarcati alle Foci del Tevere cento pezzi
anticarro.
I generali Castellano
e Zanussi rientrarono a Roma la sera del giorno 31, assicurando che entro
il 2 settembre avrebbero fatto conoscere la risposta del Governo italiano.
Il Ministro Guariglia così
riferisce l’esito della riunione avvenuta il primo settembre a Roma:
“Il mattino del 1°
settembre ci riunimmo con il maresciallo Badoglio (presenti Ambrosio,
Acquarone e il generale Carboni) per udire il resoconto della Missione
Castellano.
Dall’esposizione
verbale che lo stesso Castellano ci fece, compresi subito che era ormai
impossibile far cambiare in alcun modo i piani prestabiliti dagli Alleati.
Abbandonai perciò ogni ulteriore resistenza e mi trovai pienamente
d’accordo con il generale Ambrosio nel riconoscere che, al punto in cui
eravamo giunti, non ci rimaneva altro da fare che accettare tutto quanto
ci veniva imposto. In tal senso mi espressi senza esitazione. Sua Maestà
il Re, nel pomeriggio, decise la nostra accettazione e venne quindi
spedito il noto telegramma: “La risposta è affermativa, ripeto
affermativa”. Di conseguenza nota persona arriverà giovedì 2 settembre
ora et località stabilite. Prego conferma”. |