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Il capitano di vascello Marini,
imbarcato sul Mitragliere e Comandante la 12a
Squadriglia Cacciatorpediniere così scrive al punto 8 del suo rapporto
speciale, compilato il 28 e 29 settembre 1943: Sono l’ultimo degli 8
C. T. che in ordine inverso precedono le Corazzate. Sono quindi il più
vicino alle Corazzate. Appena noto l’enorme fiammata sul torrione della
Roma, mi rendo conto che la Corazzata è fatalmente condannata, inverto
senza ordini la rotta per recarmi il più presto possibile al suo
soccorso. La Roma è ancora notevolmente abbrivata e sono infatti
costretto ad assumere all’incirca rotta di collisione per avvicinarmi al
più presto e non scadere sottovento ove la visibilità oltre la Roma è
nulla per l’enorme produzione di fumo che si sviluppa dal torrione.
Le unità inviate in soccorso
erano, lo si ricorda, l’incrociatore Attilio Regolo, i
cacciatorpediniere Mitragliere, Fuciliere e Carabiniere, le
torpediniere Pegaso, Impetuoso e Orsa.
Le torpediniere del Gruppo Pegaso
si distaccarono dai caccia e dall’Attilio Regolo, sia perché
rimasero impegnate in combattimento contro aerei tedeschi, sia perché
avevano caratteristiche di velocità e di manovra diverse dai
cacciatorpediniere.
Si formarono quindi, tra le unità
soccorritrici, due gruppi:
·
il capitano di vascello Marini, come ufficiale più anziano,
assunse il comando del gruppo formato dai cacciatorpediniere e
dall’incrociatore Attilio Regolo;
·
il capitano di fregata Imperiali rimase al comando del gruppo
torpediniere.
Ambedue
i gruppi si trovarono nelle stesse condizioni operative:
·
impossibilità di mettersi in contatto con la 7a
Divisione e con Supermarina, non ricevendo risposta ai loro messaggi;
·
intercettazione dei messaggi di Supermarina che dimostravano la
impossibilità di rientrare in porti italiani per sbarcare i feriti che
avevano urgente bisogno di cure ospedaliere;
·
necessità di raggiungere le coste neutrali più vicine per lo
sbarco dei feriti perché, date le loro gravi condizioni, non era
possibile curarli a bordo;
·
riduzione delle scorte di nafta e quindi della propria autonomia.
Pertanto sia il capitano di
vascello Marini che il capitano di fregata Imperiali decisero
autonomamente ed indipendentemente di dirigere in Spagna, verso le
Baleari.
Inoltre, considerato che la Spagna
era un Paese neutrale, si sperava che avrebbe consentito lo sbarco dei
feriti e forniti i necessari rifornimenti di carburante e acqua potabile,
senza procedere all’internamento delle navi.
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