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Associazione Regia Nave Roma
 


ultimo aggiornamento:09/05/2013

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Operazioni di salvataggio naufraghi
 
Ore 160109. L’ammiraglio Oliva, Comandante la 7a Divisione navale e imbarcato sull’Eugenio di Savoia, trovandosi in coda alla formazione e controsole - non avendo quindi la possibilità di vedere se e quale nave, in testa alla formazione, fosse stata colpita - inviò con onde corte, all’ammiraglio Accorretti, alle ore 16.01, il seguente messaggio: “Da comando 7a Divisione a Nave Veneto. Qual è la nave colpita?

 

Ore 160709. L’ammiraglio Biancheri (Duca degli Abruzzi), rendendosi conto della tragica situazione in cui si trovava la corazzata Roma dette disposizione ai cacciatorpediniere della 12a Squadriglia, Mitragliere, Fuciliere e Carabiniere, di “dare soccorso al CC.FF.NN.BB.”

I° soccorso

Soccorso1.jpg (112836 bytes)

Ore 161009. L’ammiraglio Accorretti (Vittorio Veneto), Comandante della 9a Divisione navale, resosi conto che la Roma era stata colpita mortalmente ed avendo intercettato i messaggi inviati da Supermarina, così rispose, con onde ultra corte, all’ammiraglio Oliva: “Da Vittorio Veneto a Comando 7a Divisione navale - Credo nave Roma Colpita. Propongo mandare due CT salvare gente Alt Da intercettati sembra dobbiamo andare Bona 161009”.
Ore 161109. La Roma, così gravemente colpita, si capovolse spezzandosi in due tronconi che affondarono verticalmente.
I naufraghi della Roma, recuperati dalle unità navali inviate in loro soccorso furono seicentoventidue, e di questi cinquecentotre furono recuperati dai cacciatorpediniere Mitragliere, Fuciliere e Carabiniere, diciassette dall’incrociatore Attilio Regolo e centodue dalle torpediniere Pegaso, Impetuoso e Orsa. Dei seicentoventidue uomini salvati, nove decedettero a bordo delle nostre navi, sedici all’Ospedale di porto Mahon, ed uno a Caldes de Malavella per incidente automobilistico. I superstiti della Roma furono quindi cinquecentonovantasei.

II° soccorso

SoccorsoII.jpg (98752 bytes)

Il capitano di vascello Marini, imbarcato sul Mitragliere e Comandante la 12a Squadriglia Cacciatorpediniere così scrive al punto 8 del suo rapporto speciale, compilato il 28 e 29 settembre 1943: Sono l’ultimo degli 8 C. T. che in ordine inverso precedono le Corazzate. Sono quindi il più vicino alle Corazzate. Appena noto l’enorme fiammata sul torrione della Roma, mi rendo conto che la Corazzata è fatalmente condannata, inverto senza ordini la rotta per recarmi il più presto possibile al suo soccorso. La Roma è ancora notevolmente abbrivata e sono infatti costretto ad assumere all’incirca rotta di collisione per avvicinarmi al più presto e non scadere sottovento ove la visibilità oltre la Roma è nulla per l’enorme produzione di fumo che si sviluppa dal torrione.

Le unità inviate in soccorso erano, lo si ricorda, l’incrociatore Attilio Regolo, i cacciatorpediniere Mitragliere, Fuciliere e Carabiniere, le torpediniere Pegaso, Impetuoso e Orsa.

Le torpediniere del Gruppo Pegaso si distaccarono dai caccia e dall’Attilio Regolo, sia perché rimasero impegnate in combattimento contro aerei tedeschi, sia perché avevano caratteristiche di velocità e di manovra diverse dai cacciatorpediniere.

Si formarono quindi, tra le unità soccorritrici, due gruppi:

·        il capitano di vascello Marini, come ufficiale più anziano, assunse il comando del gruppo formato dai cacciatorpediniere e dall’incrociatore Attilio Regolo;

·        il capitano di fregata Imperiali rimase al comando del gruppo torpediniere.

Ambedue i gruppi si trovarono nelle stesse condizioni operative:

·        impossibilità di mettersi in contatto con la 7a Divisione e con Supermarina, non ricevendo risposta ai loro messaggi;

·        intercettazione dei messaggi di Supermarina che dimostravano la impossibilità di rientrare in porti italiani per sbarcare i feriti che avevano urgente bisogno di cure ospedaliere;

·        necessità di raggiungere le coste neutrali più vicine per lo sbarco dei feriti perché, date le loro gravi condizioni, non era possibile curarli a bordo;

·        riduzione delle scorte di nafta e quindi della propria autonomia.

Pertanto sia il capitano di vascello Marini che il capitano di fregata Imperiali decisero autonomamente ed indipendentemente di dirigere in Spagna, verso le Baleari.

Inoltre, considerato che la Spagna era un Paese neutrale, si sperava che avrebbe consentito lo sbarco dei feriti e forniti i necessari rifornimenti di carburante e acqua potabile, senza procedere all’internamento delle navi.

Il capitano di vascello Marini quindi alle 07.10 del 10 inviò un messaggio alla 7a Divisione Navale per informarla che egli dirigeva su Porto Mahon, sede di una importante base navale e con una efficiente organizzazione sanitaria militare, per sbarcare i feriti gravi.

Rotta su Mahon

VersoMahon.jpg (56348 bytes)

Attraccò alle ore 08.30, con le unità da lui dipendenti, alle banchine di Porto Mahon.

 Mahon

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