Ore 144709.
Un ricognitore tedesco (avvistato dal
cacciatorpediniere Legionario) osservò la
manovra e la nuova rotta assunta dalla Flotta e
comunicò quindi i relativi dati al suo Comando.
Ore 145009.
I tedeschi, appena ricevuto l’avvistamento
relativo all’accostata a un tempo della Flotta
di 180° a sinistra, e che questa aveva assunto
la rotta per uscire dal Golfo dell’Asinara,
dettero disposizioni alla 2a
Luftflotte di attaccare le FF.NN.BB. Decollarono
quindi dall’aeroporto di Istres, in tre ondate,
ventotto “DO217”, dei quali undici del II KG 100
(trasferiti da Cognac) e diciassette del III KG
100
Ore 151509. Fu
avvistata una formazione aerea e dato l’allarme
aereo.
Ore 151609. La
formazione aerea, costituita da undici velivoli,
venne riconosciuta per tedesca e, dato il
rilevante numero di velivoli, il CC.FF.NN.BB.
alzò a riva il segnale P.3 che significava “Posto
di combattimento pronti ad aprire il fuoco”.
Ore 153709. I primi
cinque aerei tedeschi, che erano comandati dal
maggiore Jope, avevano ormai superato il punto
fino ad allora previsto per lo sganciamento
delle bombe, e quindi dovevano considerarsi in
allontanamento (volavano infatti ad una quota
superiore a 5.000 m ed erano vicini alla
verticale del bersaglio, su di un sito 80°
anziché di 60°). Non sussistevano quindi
elementi tali da far giudicare il loro volo come
“una definita azione ostile”. Ci si
trovava pertanto nella impossibilità di aprire
preventivamente il fuoco allorché gli aerei
sganciarono la prima bomba la cui codetta
luminosa, data l’altezza alla quale volavano gli
aerei, fu inizialmente scambiata per un segnale
di riconoscimento. Subito dopo ci si rese conto
che si trattava di una bomba e fu dato ordine
alle artiglierie contraeree delle FF.NN.BB di
aprire il fuoco e tutte le navi della Flotta
entrarono in azione immediatamente. Data però
l’elevata quota a cui volavano gli aerei
tedeschi i cannoni italiani dovevano sparare
alla massima elevazione. Con tale alzo, pur
rendendosi difficile la precisione del tiro, si
ottenne ugualmente un efficace fuoco di
sbarramento.
L’ammiraglio
Biancheri, sempre nel suo “Rapporto”,
così riferì l’azione di fuoco delle FF.NN.BB.: “L’intera
formazione comincia a zigzagare a tutta forza e
apre istantaneamente il fuoco contro gli aerei
attaccanti. Il volume di fuoco è molto intenso”.
Non poterono però
essere catapultati i caccia, sia per la sorpresa
dell’attacco degli aerei tedeschi, sia per la
rapidità della loro azione.
Una prima bomba
cadde 50 m a prora dell’incrociatore Eugenio
di Savoia, sede del Comando della 7a
Divisione navale, senza provocare danni. Una
seconda bomba cadde vicinissima alla poppa della
corazzata Italia facendo saltare, in
centrale elettrica, i massimi. La nave governò,
ma solo per poco tempo, con il timone rimasto
alla banda, i massimi furono subito rimessi in
funzione e non si verificarono altri danni.
Ore 154209. Un
aereo isolato, facente parte del II KG 100
raggiunse la Roma di poppa e a dritta.
Sulla corazzata entrarono subito in azione le
batterie da 90 mm di dritta, che erano in
punteria dalle 15.20, mentre non poterono essere
impiegate le torri di medio calibro da 152 mm
perché gli aerei tedeschi avevano un sito molto
alto. Subito dopo spararono anche le batterie di
sinistra da 90 mm dato che la formazione aerea
tedesca era entrata nel loro raggio di azione.
La Roma fu
colpita da una prima bomba PC-1.400X nella parte
centrale, sul lato destro, tra la Torre 9 e la
Torre 11 delle batterie contraeree da 90 mm. La
bomba attraversò l’unità per tutta la sua
altezza e scoppiò poco al di sotto della
chiglia, provocando l’allagamento del locale
caldaie e macchine di poppa. I danni causati
immobilizzarono le due motrici relative alle
eliche della estrema poppa, riducendo la
velocità da 22 a 16 nodi, inutilizzarono gli
apparecchi della Punteria Generale per la
direzione del tiro contraereo di destra,
interruppero i contatti elettrici e telefonici,
ivi compresi quelli del tiro contraereo, e si
verificò una falla attraverso la quale imbarcò
acqua. La nave si inclinò sulla destra e venne
controbilanciata allagando a sinistra.
Ore 155209. Mentre
la Roma stava effettuando un’accostata di
60° a sinistra, l’aereo pilotato dal sergente
Kurt Steinborn, sganciò, sul sito 80° una bomba
PC-1400X avendo come obbiettivo tale corazzata.
Il puntatore, sergente Eugen Degan, seguì in
punteria la bomba che colpì la Roma al
centro-prora a sinistra. La bomba si infilò tra
il torrione corazzato (dove si trovavano la
Plancia Comando, la Plancia Ammiraglio nonché la
Direzione di Tiro dei grossi calibri) vicino al
fumaiolo di prora, la torre N. 2 dei cannoni di
grosso calibro da 381 mm e l’impianto dei
cannoni di medio calibro da 152 mm. La bomba
scoppiò nelle vicinanze del locale motrice di
prora e causò inizialmente una fuga di vapore
nonché l’allagamento delle macchine di prora, le
cui motrici si bloccarono. La nave quindi
proseguì solo per abbrivio. Contemporaneamente
deflagrò il deposito munizioni da 152 mm e per “simpatia”
(termine usato in Marina per comunicare che la
deflagrazione di un deposito munizioni causa la
deflagrazione di un altro deposito munizioni
posto nelle immediate vicinanze) deflagrò anche
il deposito munizioni della Torre n. 2 dei
cannoni da 381 che venne lanciata in aria.
In conseguenza della
deflagrazione delle munizioni si alzò una densa
colonna di fiamme e fumo che raggiunse altezze
intorno ai 400 m che avvolsero completamente il
torrione corazzato; la nave venne quasi
sollevata in aria e ricadde immediatamente
iniziando a sbandare sul lato destro. Le
riservette delle mitragliere antiaeree (armadi
nei quali vengono conservate le munizioni vicino
ai singoli pezzi) si incendiarono. Pertanto, i
proiettili in esse contenuti prendendo fuoco,
vennero lanciati in aria, ferendo gravemente e
uccidendo diversi marinai.
Ore 161109. La
Roma, così gravemente colpita, si capovolse
spezzandosi in due tronconi che affondarono
verticalmente.
Sotto - Un filmato rarissimo: un Dornier
217 germanico lancia una bomba
planante teleguidata HS 293 A.
Il 9 settembre 1943
insieme alla FX 1400 fu utilizzato
anche questo tipo di ordigno per
attaccare la Flotta Italiana.