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| Scheda tecnica di Agostino Incisa della Rocchetta
Le navi da battaglia Littorio nel 1940 e Vittorio Veneto nel
1942
Nel 1934, le maggiori potenze ripresero
ciascuna piena libertà d'azione negli armamenti e lo Stato Maggiore della
nostra Marina giudicò che 2 sole corazzate da 35.000 tonnellate sia pure con
l'ammodernamento di 4 unità già in armamento nella Prima guerra mondiale non
fossero sufficienti a fronteggiare le eventuali forze riunite francesi e
britanniche nel Mediterraneo; considerò perciò necessario costruire altre 2
navi da battaglia da 35.000 tonnellate. Esse ebbero solo lievi modifiche
rispetto alle precedenti. Una, la Roma, fu assegnata in costruzione ai
Cantieri Riuniti dell'Adriatico, l'altra, l'Impero, all'Ansaldo di
Genova; esse furono impostate nel 1938. Vittorio Veneto e Littorio entrarono
in servizio nel 1940, poco prima dell'inizio delle ostilità, la Roma nel
1942 e l'Impero, sopravvenuto l'armistizio, non fu mai completata.
La differenza piu sensibile fra le ultime 2 e le precedenti era la linea
della prora: Roma e Impero avevano un castello piu rialzato, cioè
un cavallino piu pronunciato.
La poppa era del tipo incrociatore, leggermente piu arrotondata nella Roma
e nell'Impero. Le 4 navi della classe « Littorio » avevano tutte le
altre caratteristiche comuni: notevole era la sistemazione di 3 timoni: uno
principale assiale e 2 ausiliari, secondari, tra gli assi interni e quelli
esterni delle eliche che erano 4.
Il rapporto fra il volume dello scafo e
quello complessivo delle sovrastrutture era molto armonico e conferiva a tali
navi un aspetto aggressivo. Il torrione riprendeva lo schema ormai collaudato
della seconda serie dei « Condottieri » (Muzio Attendolo, Eugenio di Savoia,
Montecuccoli).
Al centro della nave, 2 grandi fumaioli
ravvicinati. Quello prodiero aveva come propaggine la plancetta di direzione
del tiro delle mitragliere. L 'albero prodiero più alto era unito al torrione
da 4 passerelle una delle quali serviva da stazione segnali. L 'albero
poppiero, più basso, sorgeva da una struttura a poppavia dei fumaioli la quale
accoglieva il posto di comando poppi ero e i proiettori. A poppa estrema era
sistemata una catapulta orientabile, per il lancio di 3 aerei che in origine
erano dei RO 43 a motore stellare, biplani da ricognizione, idrovolanti « a
scarpone » cioè dotati di un grosso galleggiante centrale e di 2 più piccoli
sotto le ali e piti alti di quello centrale. Al decollo e in ammaraggio l'aereo
si teneva in equilibrio su quello centrale, mentre, da fermo, in acqua,
rimaneva leggermente sbandato poggiando su uno dei galleggianti laterali. In un
secondo tempo 2 dei RO 43 vennero sostituiti da caccia Re 2.000. La resistenza della corazzatura fu
sperimentata nel maggio 1935 al balipedio Cottrau di La Spezia. Essa si
dimostrò capace di resistere all 'impatto di proietti perforanti da 406 mm
sparati da una distanza di m 24.000 e a quello di bombe d'aereo da kg 1.280, di
non eccessiva capacità perforante ma di grande potenza esplosiva, nonche capace
di resistere a bombe perforanti da 835 kg, ambedue i tipi di bomba con una
velocità d'urto di 250 m/sec, cioè la massima velocità naturale di
caduta (non esistevano, allora, bombe con propellente a razzo). La protezione
verticale nella parte centrale della nave, cioè dal deposito munizioni della
torre n. 1 g.c., al deposito della torre n. 3 g.c. era assicurata da una
piastra dello spessore di 350 mm, non verticale, ma convergente verso il basso
con il piano mediano dello scafo, in modo da diminuire l'angolo di impatto dei
proietti, il che equivaleva ad un maggiore spessore di corazza. La cintura
corazzata si riduceva a 60 mm nella zona prodiera e a 100 mm in quella
poppiera. A breve distanza dalla cintura corazzata c'era una paratia
paraschegge di 36 mm; un'altra, anch'essa paraschegge, di 24 mm inclinata in
senso
contrario alla cintura corazzata, sistemata piu internamente, fungeva anche
da sostegno al ponte corazzato principale. Il
ridotto corazzato era completato da 2 traverse corazzate dello spessore di
210 mm a prora e di 290 mm a poppa. Le traverse erano rispettivamente a
proravia del deposito munizioni g.c. della torre n. 1 e a poppavia del deposito
g.c. della torre n. 3.
Sezione longitudinale e sezioni
trasversali delle unità della classe « Vittorio Veneto ».
La protezione orizzontale era assicurata da 3 ponti corazzati: quello inferiore, detto di batteria, aveva uno spessore massimo di 100 mm, il mediano, detto di coperta, ne aveva uno di 12 mm ed il piu alto, il castello, uno di 36 mm. Lo spessore della corazza del ponte di batteria raggiungeva però i 150 mm in corrispondenza dei depositi munizioni mentre si assottigliava sino a 90 mm presso le murate. Fuori ridotto corazzato, il ponte di batteria aveva una corazza di 70 mm verso prora e 36 mm verso poppa. La timoniera, che era fuori del ridotto, aveva al di sotto. del ponte principale, un secondo ponte corazzato di 100 mm di spessore. Le torri da 381 mm avevano piastre
dello spessore massimo di 350 mm, quelle da 152 mm erano protette da corazza di
150 mm. Il torrione era protetto da corazza
di 260. mm, mentre il « tubo corazzato » interno ad
esso, che collegava la centrale di galleggiamento
15 alla plancia ammiraglio
16 aveva uno spessore di 200 mm. Il « tubo corazzato » serviva al passaggio
degli uomini da un piano all'altro del torrione e al passaggio dei cavi, che
costituivano un vero e proprio midollo spinale della nave, perche trasmettevano
tutti gli ordini e ricevevano tutte le informazioni concernenti armi, motrici,
sistemi di sicurezza, ecc.
La corazzatura orizzontale, in
corrispondenza dei condotti del fumo delle caldaie era sostituita da griglie
formate da piastre affiancate e disposte verticalmente, cosi da costituire una
certa protezione dalle bombe anche nei fumaioli.
La protezione subacquea della Roma e delle
altre 2 corazzate da 35.000 tonnellate a similitudine di quelle delle corazzate
classe « Cavour » e classe « Doria » era ottenuta con un sistema originale
dovuto al Gen. del G .N. Pugliese. Nelle navi classe « Vittorio Veneto »,
prevista già in sede di progettazione dello scafo, si trattava di una struttura
formata da un cilindro cavo del diametro massimo di m 3,80, posto sotto il
galleggiamento, lungo i fianchi della nave in corrispondenza del ridotto
corazzato. Opportuni diaframmi lo collegavano allo scafo esterno e a quello
interno, che era costituito da una protezione antischegge dello spessore
variabile da 28 a 40 mm. Il cilindro era stagno, conteneva solo aria, mentre la
zona compresa fra scafo esterno ed interno era riempita con acqua dolce
(potabile o per alimentazione delle caldaie, o per servizi igienici) o da
nafta. A mano a mano che tali liquidi venivano consumati, erano sostituiti da
acqua di mare.
Sezione maestra della classe « Vittorio Veneto » con il sistema di protezione Pugliese contro i siluri. (Col. Franco Gay)
Genova, Cantieri di Sestri, 1935. R.N. Littorio, gemella del Roma, in costruzione (per gentile concessione della Fondazione Ansaldo Genova)
Per una protezione efficace contro i
siluri era essenziale che gli spazi intorno al cilindro fossero sempre pieni di
liquido mentre l'interno del cilindro doveva essere sempre vuoto. La pressione
esercitata dallo scoppio di un siluro veniva trasmessa in ogni direzione dal
liquido, che la esercitava quindi su tutta la superficie del cilindro, sino a
determinarne la rottura. Infatti le pareti del tubo, meno resistenti di tutte
le strutture circostanti, sfondandosi, assorbivano la maggior parte
dell'energia di scoppio, proteggendo la paratia verticale dello scafo interno.
La Roma non ebbe danni da siluri durante la sua breve vita ma, sia la Vittorio
Veneto sia la Littorio, furono silurate piu volte e quando l'impatto
del siluro avvenne nella zona corrispondente al ridotto corazzato, la struttura
Pugliese funzionò egregiamente.
Le artiglierie delle corazzate da 35.000 tonnellate cannoni da 381/50
I
cannoni
da 381/50 avevano le seguenti caratteristiche: peso del proietto 822 kg
Cannoni da 152/55
I cannoni da 152/55 avevano le seguenti caratteristiche:
I
Sistemate all'estrema prora v'erano 4
mitragliere da 37/54 in impianti singoli a scomparsa. Esse, naturalmente, non
potevano sparare quando sparavano in caccia le torri n. 1 e n. 2 da 381/50. Le
altre 37/54 in impianti binati erano cosi distribuite: 2 impianti sul cielo
della torre n. 2 e 2 sul cielo della torre n. 3 da grosso calibro, le altre 16
sulla tuga a dritta e a sinistra del fumaiolo. Le 28 mitragliere da 20/65 erano
distribuite, in impianti binati, a fianco delle torri n. 2 e n. 3 g.c. e le
altre sul castello e sulla tuga.
I
4 da
120/40 per il tiro illuminante erano sistemati a murata a centro nave.
Un sistema molto sofisticato era stato
applicato per stabilizzare la mira, cioè per annullare le variazioni in
elevazione ebrandeggio
17 dei pezzi per effetto delle oscillazioni della nave (rollio e beccheggio).
In questo campo le nostre moderne corazzate erano certamente all'avanguardia,
poiche, forse, solo una o due delle piu forti Marine del mondo possedevano
qualcosa di analogo. Il sistema adottato sulle nostre
corazzate da 35.000 tonnellate era, per sommi capi, il seguente: una centrale
giroscopica determinava le variazioni di assetto della nave sia in velocità sia
in accelerazione (cioè oscillazioni in rollio e beccheggio nonche rotazione
sotto accostata) Attraverso speciali macchine elettriche denominate «
metaconformatori » e « metadinamo » il sistema giroscopico comandava il
movimento di motori elettrici che agivano sull'elevazione dei pezzi e sul brandeggio
delle torri da 381 e da 152, in modo che le linee di mira non venissero
alterate dai movimenti della nave (stabilizzazione delle linee di mira). Anche
le linee di mira dell'apparecchio di punteria generale (detto A.P.G.) dei 381,
che si trovava alla sommità del torrione, le linee di mira degli apparecchi di
punteria e delle stazioni di direzione del tiro notturno dei 152 e dei 90, e
persino quelle delle colonnine di puntamento delle mitragliere erano
stabilizzate. Ma c'era di piu: le torrette della direzione
del tiro diurno dei 152 e quelle della direzione del tiro dei 90 erano completamente
stabilizzate cioè si mantenevano automaticamente col pavimento orizzontale
malgrado le oscillazioni della nave. Gli uomini che vi stavano dentro non
percepivano ne beccheggio, ne rollio; in piu le torrette si mantenevano
costantemente in direzione del bersaglio col brandeggio, quando la nave era
sotto accostata. Non basta: erano stabilizzate addirittura le piattaforme degli impianti da 90, che avevano,
pertanto, movimenti identici a quelli della torretta DT. I serventi dei pezzi, in altre parole, poggiavano i piedi su un piano sempre
perfettamente orizzontale. I
movimenti
di anti-beccheggio, anti-rollio e anti-accostata erano effettuati mediante
motori elettrici che muovevano viti senza fine poste ortogonalmente sotto le
torrette DT e sotto le piattaforme degli impianti da 90.
Persino le stazioni di vedetta
antiaeree erano completamente stabilizzate. Erano simili a grosse uova con
un'ampia finestra protetta da un cristallo. Gli uomini di vedetta vi prendevano
posto da un'apertura posteriore; avevano un potente binocolo col quale dovevano
esplorare un determinato settore del cielo. Sulla Roma le stazioni di
vedetta erano 12 sistemate, 6 per lato, immediatamente al disotto delle
torrette DT da 90 e ciascuna doveva sorvegliare uno spicchio sferico di 30° di
apertura. L'avvistamento veniva comunicato mediante un segnale acustico ed un
indice su di un quadrante, sia alla plancia comando sia alla torretta DT
dellato omologo.
L' apparato motore
Le caldaie in numero di 8, tipo Yarrow,
a nafta, con surriscaldatori, erano sistemate al centro della nave in locali separati.
Esse alimentavano 4 motrici: 2 sotto il torrione, che azionavano le 2 eliche
esterne; 2 sotto l'albero di poppa, che muovevano le 2 eliche interne. La
pressione di esercizio del vapore prodotto dalle caldaie era di 25 kg/cm2. Ogni
motrice era composta di una turbina ad alta pressione, una a media e una a
bassa pressione ed era dotata di riduttore di giri.
La dotazione di nafta per le motrici e
per i macchinari ausiliari era di circa t 3.700 a carico normale e di circa
4.000/4.500 a pieno carico (differivano di poco da una all'altra delle 3 navi). La dotazione d'acqua di riserva per le caldaie era di t 375. La potenza sviluppata era circa 135.000-140.000 c v complessivi
[1]
Locale sotto corazza, posto sotto il
torrione, dal quale, durante il combattimento o un attacco aereo, il
comandante in 2" della nave dava disposizioni per l'intervento delle
squadre anti-incendio, per il bilanciamento della nave, mediante l'allagamento
di speciali compartimenti sul lato opposto a quello in cui si fosse prodotta
una falla, dalla quale l'acqua di mare invadendo qualche locale, avesse
prodotto uno sbandamento.
[2]
Ponte dal
quale l'ammiraglio, comandante la divisione o la squadra, impartiva gli ordini
alle unità da lui dipendenti. La Roma era divenuta nave ammiraglia delle
Forze Navali l'8 settembre 1943. La plancia ammiraglio si trovava sul torrione,
immediatamente sopra la plancia di comando della nave. Ambedue erano costituite
da un ripiano circolare esterno al torrione. Anteriormente tale ripiano era
coperto e munito di una serie di 7 finestrini rettangolari, posteriormente e
lateralmente aveva un semplice paragambe; lateralmente 2 brevi alette. Le 2
torrette di direzione del tiro antiaereo da 90 mm erano a dritta e sinistra
della plancia comando e molto vicine ad essa, tanto che, scavalcando il
paragambe, si poteva agevolmente passare sul cielo delle torrette stesse.
[3]
Elevazione:
angolo che l'asse del cannone fa con un piano parallelo al ponte della nave;
brandeggio: rotazione su quel medesimo piano (se la nave è in acque calme il
brandeggio è su un piano orizzontale [4]) Il giroscopio è un disco pesante (volano) il cui asse è calettato su una sospensione cardanica e, perciò può orientarsi in ogni direzione oltre a poter ruotare su se stesso. se si imprime al giroscopio un rapido moto di rotazione, esso tende a mantenere il suo asse sempre orientato, nello spazio, nella direzione in cui si trovava quando ha iniziato a ruotare. Sfruttando questo principio i piccoli giroscopi-giocattolo si mantengono in equilibrio su un filo teso. Le bussole piu moderne non sono piu ad aghi magnetici ma giroscopiche. Esse hanno la rosa dei venti orientata a nord da un sistema giroscopico. Analogamente il sistema di stabilizzazione delle linee di mira e delle piattaforme applicato sulle nostre corazzate, si basava su un sistema giroscopico
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