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La Nave
 


ultimo aggiornamento:15/04/2011
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Scheda tecnica di Agostino Incisa della Rocchetta

Le navi da battaglia Littorio nel 1940 e Vittorio Veneto nel 1942

 di Agostino Incisa della Rocchetta

Nel 1934, le maggiori potenze ripresero ciascuna piena libertà d'azione negli armamenti e lo Stato Maggiore della nostra Marina giudicò che 2 sole corazzate da 35.000 tonnellate sia pure con l'ammodernamento di 4 unità già in armamento nella Prima guerra mondiale non fossero sufficienti a fronteggiare le eventuali forze riunite francesi e britanniche nel Mediterraneo; considerò perciò necessario costruire altre 2 navi da battaglia da 35.000 tonnellate. Esse ebbero solo lievi modifiche rispetto alle precedenti. Una, la Roma, fu assegnata in costruzione ai Cantieri Riuniti dell'Adriatico, l'altra, l'Impero, all'Ansaldo di Genova; esse furono impostate nel 1938. Vittorio Veneto e Littorio entrarono in servizio nel 1940, poco prima dell'inizio delle ostilità, la Roma nel 1942 e l'Impero, sopravvenuto l'armistizio, non fu mai completata.

 

La differenza piu sensibile fra le ultime 2 e le precedenti era la linea della prora: Roma e Impero avevano un castello piu rialzato, cioè un cavallino piu pronunciato.

La poppa era del tipo incrociatore, leggermente piu arrotondata nella Roma e nell'Impero. Le 4 navi della classe « Littorio » avevano tutte le altre caratteristiche comuni: notevole era la sistemazione di 3 timoni: uno principale assiale e 2 ausiliari, secondari, tra gli assi interni e quelli esterni delle eliche che erano 4.

 

Il rapporto fra il volume dello scafo e quello complessivo delle sovrastrutture era molto armonico e conferiva a tali navi un aspetto aggressivo. Il torrione riprendeva lo schema ormai collaudato della seconda serie dei « Condottieri » (Muzio Attendolo, Eugenio di Savoia, Montecuccoli).

Al centro della nave, 2 grandi fumaioli ravvicinati. Quello prodiero aveva come propaggine la plancetta di direzione del tiro delle mitragliere. L 'albero prodiero più alto era unito al torrione da 4 passerelle una delle quali serviva da stazione segnali. L 'albero poppiero, più basso, sorgeva da una struttura a poppavia dei fumaioli la quale accoglieva il posto di comando poppi ero e i proiettori. A poppa estrema era sistemata una catapulta orientabile, per il lancio di 3 aerei che in origine erano dei RO 43 a motore stellare, biplani da ricognizione, idrovolanti « a scarpone » cioè dotati di un grosso galleggiante centrale e di 2 più piccoli sotto le ali e piti alti di quello centrale. Al decollo e in ammaraggio l'aereo si teneva in equilibrio su quello centrale, mentre, da fermo, in acqua, rimaneva leggermente sbandato poggiando su uno dei galleggianti laterali. In un secondo tempo 2 dei RO 43 vennero sostituiti da caccia Re 2.000.

La resistenza della corazzatura fu sperimentata nel maggio 1935 al balipedio Cottrau di La Spezia. Essa si dimostrò capace di resistere all 'impatto di proietti perforanti da 406 mm sparati da una distanza di m 24.000 e a quello di bombe d'aereo da kg 1.280, di non eccessiva capacità perforante ma di grande potenza esplosiva, nonche capace di resistere a bombe perforanti da 835 kg, ambedue i tipi di bomba con una velocità d'urto di 250 m/sec, cioè la massima velocità naturale di caduta (non esistevano, allora, bombe con propellente a razzo). La protezione verticale nella parte centrale della nave, cioè dal deposito munizioni della torre n. 1 g.c., al deposito della torre n. 3 g.c. era assicurata da una piastra dello spessore di 350 mm, non verticale, ma convergente verso il basso con il piano mediano dello scafo, in modo da diminuire l'angolo di impatto dei proietti, il che equivaleva ad un maggiore spessore di corazza. La cintura corazzata si riduceva a 60 mm nella zona prodiera e a 100 mm in quella poppiera. A breve distanza dalla cintura corazzata c'era una paratia paraschegge di 36 mm; un'altra, anch'essa paraschegge, di 24 mm inclinata in senso contrario alla cintura corazzata, sistemata piu internamente, fungeva anche da sostegno al ponte corazzato principale. Il ridotto corazzato era completato da 2 traverse corazzate dello spessore di 210 mm a prora e di 290 mm a poppa. Le traverse erano rispettivamente a proravia del deposito munizioni g.c. della torre n. 1 e a poppavia del deposito g.c. della torre n. 3.

Sezione longitudinale e sezioni trasversali delle unità della classe « Vittorio Veneto ».

 

La protezione orizzontale era assicurata da 3 ponti coraz­zati: quello inferiore, detto di batteria, aveva uno spessore mas­simo di 100 mm, il mediano, detto di coperta, ne aveva uno di 12 mm ed il piu alto, il castello, uno di 36 mm. Lo spessore della corazza del ponte di batteria raggiungeva però i 150 mm in corrispondenza dei depositi munizioni mentre si assottigliava sino a 90 mm presso le murate. Fuori ridotto corazzato, il ponte di batteria aveva una corazza di 70 mm verso prora e 36 mm verso poppa. La timoniera, che era fuori del ridotto, aveva al di sotto. del ponte principale, un secondo ponte corazzato di 100 mm di spessore.

Le torri da 381 mm avevano piastre dello spessore massimo di 350 mm, quelle da 152 mm erano protette da corazza di 150 mm. Il torrione era protetto da corazza di 260. mm, mentre il « tubo corazzato » interno ad esso, che collegava la centrale di galleggiamento 15 alla plancia ammiraglio 16 aveva uno spessore di 200 mm. Il « tubo corazzato » serviva al passaggio degli uomini da un piano all'altro del torrione e al passaggio dei cavi, che costituivano un vero e proprio midollo spinale della nave, perche trasmettevano tutti gli ordini e ricevevano tutte le informazioni concernenti armi, motrici, sistemi di sicurezza, ecc.

La corazzatura orizzontale, in corrispondenza dei condotti del fumo delle caldaie era sostituita da griglie formate da piastre affiancate e disposte verticalmente, cosi da costituire una certa protezione dalle bombe anche nei fumaioli.

La protezione subacquea della Roma e delle altre 2 corazzate da 35.000 tonnellate a similitudine di quelle delle corazzate classe « Cavour » e classe « Doria » era ottenuta con un sistema originale dovuto al Gen. del G .N. Pugliese. Nelle navi classe « Vittorio Veneto », prevista già in sede di progettazione dello scafo, si trattava di una struttura formata da un cilindro cavo del diametro massimo di m 3,80, posto sotto il galleggiamento, lungo i fianchi della nave in corrispondenza del ridotto corazzato. Opportuni diaframmi lo collegavano allo scafo esterno e a quello interno, che era costituito da una protezione antischegge dello spessore variabile da 28 a 40 mm. Il cilindro era stagno, conteneva solo aria, mentre la zona compresa fra scafo esterno ed interno era riempita con acqua dolce (potabile o per alimentazione delle caldaie, o per servizi igienici) o da nafta. A mano a mano che tali liquidi venivano consumati, erano sostituiti da acqua di mare.

 

Sezione maestra della classe « Vittorio Veneto » con il sistema di protezione Pugliese contro i siluri. (Col. Franco Gay)

 

 

 

Genova, Cantieri di Sestri, 1935. R.N. Littorio, gemella del Roma, in costruzione

(per gentile concessione della Fondazione Ansaldo Genova)

Per una protezione efficace contro i siluri era essenziale che gli spazi intorno al cilindro fossero sempre pieni di liquido mentre l'interno del cilindro doveva essere sempre vuoto. La pressione esercitata dallo scoppio di un siluro veniva trasmessa in ogni direzione dal liquido, che la esercitava quindi su tutta la superficie del cilindro, sino a determinarne la rottura. Infatti le pareti del tubo, meno resistenti di tutte le strutture circostanti, sfondandosi, assorbivano la maggior parte dell'energia di scoppio, proteggendo la paratia verticale dello scafo interno. La Roma non ebbe danni da siluri durante la sua breve vita ma, sia la Vittorio Veneto sia la Littorio, furono silurate piu volte e quando l'impatto del siluro avvenne nella zona corrispondente al ridotto corazzato, la struttura Pugliese funzionò egregiamente.

 

Le artiglierie delle corazzate da 35.000 tonnellate

 cannoni da 381/50

I cannoni da 381/50 avevano le seguenti caratteristiche: peso del proietto 822 kg

velocità iniziale del proietto elevazione massima depressione massima gittata massima 870 m/sec
elevazione massima 35°
depressione massima
gittata massima 42.800 m
cadenza di tiro 1 colpo ogni 45 sec.
dotazione dei proietti 75 proietti per cannone e 480 elementi di carica per pezzo

 Cannoni da 152/55

I cannoni da 152/55 avevano le seguenti caratteristiche:

peso del proietto 50 kg
velocità iniziale del proietto 925 m/sec
elevazione massima 45°
depressione massima
gittata massima 24.900 m
cadenza di tiro 1 colpo ogni 13 sec.
dotazione dei proietti 210 colpi per cannone

 

 cannoni da 90/50

I

peso del proietto 10 kg
velocità iniziale del proietto 845 m/ sec
elevazione massima 75°
depressione massima
gittata massima 13.000 m
cadenza di tiro 12 colpi al min.
dotazione dei proietti 5.500 granate dirompenti e 240 illuminanti

Sistemate all'estrema prora v'erano 4 mitragliere da 37/54 in impianti singoli a scomparsa. Esse, naturalmente, non potevano sparare quando sparavano in caccia le torri n. 1 e n. 2 da 381/50. Le altre 37/54 in impianti binati erano cosi distribuite: 2 impianti sul cielo della torre n. 2 e 2 sul cielo della torre n. 3 da grosso calibro, le altre 16 sulla tuga a dritta e a sinistra del fumaiolo. Le 28 mitragliere da 20/65 erano distribuite, in impianti binati, a fianco delle torri n. 2 e n. 3 g.c. e le altre sul castello e sulla tuga.

I 4 da 120/40 per il tiro illuminante erano sistemati a murata a centro nave.

Un sistema molto sofisticato era stato applicato per stabilizzare la mira, cioè per annullare le variazioni in elevazione ebrandeggio 17 dei pezzi per effetto delle oscillazioni della nave (rollio e beccheggio). In questo campo le nostre moderne corazzate erano certamente all'avanguardia, poiche, forse, solo una o due delle piu forti Marine del mondo possedevano qualcosa di analogo.

Il sistema adottato sulle nostre corazzate da 35.000 tonnellate era, per sommi capi, il seguente: una centrale giroscopica determinava le variazioni di assetto della nave sia in velocità sia in accelerazione (cioè oscillazioni in rollio e beccheggio nonche rotazione sotto accostata) Attraverso speciali macchine elettriche denominate « metaconformatori » e « metadinamo » il sistema giroscopico comandava il movimento di motori elettrici che agivano sull'elevazione dei pezzi e sul brandeggio delle torri da 381 e da 152, in modo che le linee di mira non venissero alterate dai movimenti della nave (stabilizzazione delle linee di mira). Anche le linee di mira dell'ap­parecchio di punteria generale (detto A.P.G.) dei 381, che si trovava alla sommità del torrione, le linee di mira degli appa­recchi di punteria e delle stazioni di direzione del tiro notturno dei 152 e dei 90, e persino quelle delle colonnine di puntamento delle mitragliere erano stabilizzate.

Ma c'era di piu: le torrette della direzione del tiro diurno dei 152 e quelle della direzione del tiro dei 90 erano completamente stabilizzate cioè si mantenevano automaticamente col pavimento orizzontale malgrado le oscillazioni della nave. Gli uomini che vi stavano dentro non percepivano ne beccheggio, ne rollio; in piu le torrette si mantenevano costantemente in direzione del bersaglio col brandeggio, quando la nave era sotto accostata. Non basta: erano stabilizzate addirittura le piattaforme degli impianti da 90, che avevano, pertanto, movimenti identici a quelli della torretta DT. I serventi dei pezzi, in altre parole, poggiavano i piedi su un piano sempre perfettamente orizzontale. I movimenti di anti-beccheggio, anti-rollio e anti-accostata erano effettuati mediante motori elettrici che muovevano viti senza fine poste ortogonalmente sotto le torrette DT e sotto le piattaforme degli impianti da 90.

Persino le stazioni di vedetta antiaeree erano completamente stabilizzate. Erano simili a grosse uova con un'ampia finestra protetta da un cristallo. Gli uomini di vedetta vi prendevano posto da un'apertura posteriore; avevano un potente binocolo col quale dovevano esplorare un determinato settore del cielo. Sulla Roma le stazioni di vedetta erano 12 sistemate, 6 per lato, immediatamente al disotto delle torrette DT da 90 e ciascuna doveva sorvegliare uno spicchio sferico di 30° di apertura. L'avvistamento veniva comunicato mediante un segnale acustico ed un indice su di un quadrante, sia alla plancia co­mando sia alla torretta DT dellato omologo.

 

 L' apparato motore 

Le caldaie in numero di 8, tipo Yarrow, a nafta, con surriscaldatori, erano sistemate al centro della nave in locali se­parati. Esse alimentavano 4 motrici: 2 sotto il torrione, che azionavano le 2 eliche esterne; 2 sotto l'albero di poppa, che muovevano le 2 eliche interne. La pressione di esercizio del vapore prodotto dalle caldaie era di 25 kg/cm2. Ogni motrice era composta di una turbina ad alta pressione, una a media e una a bassa pressione ed era dotata di riduttore di giri.

La dotazione di nafta per le motrici e per i macchinari ausiliari era di circa t 3.700 a carico normale e di circa 4.000/4.500 a pieno carico (differivano di poco da una all'altra delle 3 navi).

La dotazione d'acqua di riserva per le caldaie era di t 375. La potenza sviluppata era circa 135.000-140.000 c v complessivi


 

[1] Locale sotto corazza, posto sotto il torrione, dal quale, durante il com­battimento o un attacco aereo, il comandante in 2" della nave dava disposi­zioni per l'intervento delle squadre anti-incendio, per il bilanciamento della nave, mediante l'allagamento di speciali compartimenti sul lato opposto a quello in cui si fosse prodotta una falla, dalla quale l'acqua di mare invadendo qualche locale, avesse prodotto uno sbandamento.

 [2] Ponte dal quale l'ammiraglio, comandante la divisione o la squadra, impartiva gli ordini alle unità da lui dipendenti. La Roma era divenuta nave ammiraglia delle Forze Navali l'8 settembre 1943. La plancia ammiraglio si trovava sul torrione, immediatamente sopra la plancia di comando della nave. Ambedue erano costituite da un ripiano circolare esterno al torrione. Anteriormente tale ripiano era coperto e munito di una serie di 7 finestrini rettangolari, posteriormente e lateralmente aveva un semplice paragambe; lateralmente 2 brevi alette. Le 2 torrette di direzione del tiro antiaereo da 90 mm erano a dritta e sinistra della plancia comando e molto vicine ad essa, tanto che, scavalcando il paragambe, si poteva agevolmente passare sul cielo delle torrette stesse.

 [3] Elevazione: angolo che l'asse del cannone fa con un piano parallelo al ponte della nave; brandeggio: rotazione su quel medesimo piano (se la nave è in acque calme il brandeggio è su un piano orizzontale

[4]) Il giroscopio è un disco pesante (volano) il cui asse è calettato su una sospensione cardanica e, perciò può orientarsi in ogni direzione oltre a poter ruotare su se stesso. se si imprime al giroscopio un rapido moto di rotazione, esso tende a mantenere il suo asse sempre orientato, nello spazio, nella dire­zione in cui si trovava quando ha iniziato a ruotare. Sfruttando questo prin­cipio i piccoli giroscopi-giocattolo si mantengono in equilibrio su un filo teso. Le bussole piu moderne non sono piu ad aghi magnetici ma giroscopiche. Esse hanno la rosa dei venti orientata a nord da un sistema giroscopico. Analoga­mente il sistema di stabilizzazione delle linee di mira e delle piattaforme applicato sulle nostre corazzate, si basava su un sistema giroscopico

 




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